”Quando giù nel Tavoliere tutto arde la calura a Panni, sull’altopiano Pan Monte Sario, si gode la frescura“ *
 Già il titolo ci porta a pensare di un paese dove paesaggio incontaminato e tanta aria salubre si intrecciano fra loro creando un territorio da favola, un mondo affascinante.
A prima vista può sembrare un paese difficile eppure quei luoghi custodiscono autentiche riserve naturalistiche che meritano di essere visitate. Per questo armatevi di macchina fotografica e via, fra colline, boschi, ruscelli che saranno la scenografia del vostro vagabondare e godervi appieno il bel paesino di montagna che si chiama Panni in provincia di Foggia.
Godetevi le stradine del paese, gli uccelli, il verde, l’aria incontaminata a testimonianza di un territorio ancora sano. Alla fine, dopo tanto girovagare per il paese e fra queste bellezze naturali, un pò di relax sicuramente vi farà bene. Non aspettatevi grandi cose, ma parlate con la gente, entrate nei piccoli negozi, sedetevi sulle panchine della passeggiata del Castello, godetevi le prelibatezze della cucina locale. Guardate tutto l’insieme ed avrete in regalo la sensazione di aver scoperto un mondo sconosciuto e da favola riportandovi indietro nel tempo; visitate questa perla del Subappenino.
Una passeggiata nel bosco, in silenzio, riempiendosi i polmoni del profumo della resina dei pini, mentre la luce filtra tra i rami. Un pomeriggio di relax, sdraiate su un morbido tappeto di erba rivolgendo lo sguardo al cielo.
Da quanto tempo non ti concedi una pausa d’immersione nella Natura? Intanto chiudi gli occhi e non sarà difficile materializzare nella tua mente questi possibili scenari.
La sensazione che ne trarrai sarà d’immediato benessere, La Natura fa parte di noi, ma di cui ci siamo dimenticati.
Aristotele scriveva che “il medico cura, la Natura guarisce”
Panni vi aspetta con tutte le sue sagre, con tutti i suoi prodotti, con tutti i gioielli del suo territorio, con tutta la sua Natura. .

22-I giorni della merla

La ragazzina era rientrata da scuola intirizzita, cappello e sciarpa che lei non amava, erano l’uno ben calzato e l’altra avvolta intorno al collo con doppio giro. La nonna chiese:”Hai freddo?”
“Freddo?, sono congelata!” Sorrise la vecchia signora e continuò
“Non preoccuparti, passerà presto; questi sono gli ultimi giorni di gelo, sono i giorni della merla”. La ragazza annuì:”Anche la maestra ha detto così, ma perchè si chiamano in questo modo i
giorni più freddi dell’anno?”
La nipotina, curiosa per natura, cercava di capire di andare sempre al fondo delle cose e la nonna si prestava volentieri a chiarire i suoi dubbi ed a rispondere ai suoi innumerevoli “perchè”. “E’ una storia antica- riprese- che si perde nella notte dei tempi. Quando Dio creò gli animali diede al merlo un piumaggio soffice e candido che lo inorgogliva: si sentiva bello e lo era davvero e, quando nascevano i pulcini, si incantava a guardarli, gli sembravano un batuffolo, una piccola palla morbida e quasi scintillante nel suo candore.
Un anno mamma merla aveva visto schiudersi le sue uova in ritardo e, quando sopraggiunse l’inverno la sua nidiata era ancora troppo piccola per sopportare il rigore invernale; era preoccupata e trasferì il suo nido nei pressi di un comignolo per assicurare ai suoi piccoli un po’ di tepore.
Sembrava tutto risolto ma, gli ultimi giorni di febbraio, il cielo si era irrigidito nella morsa del gelo ed i piccoli merli si confondevano nella neve che copriva il tetto dov’era il nido.
Mamma merla si allarmò; i suoi pulcini sarebbero morti se non trovava un rimedio, il calore che si irradiava dalla canna del camino era annullata dal gelo di quell’inverno che sembrava non volesse mai finire.
Allora pensò che, forse, all’interno della canna fumaria avrebbero trovato un po’ più di calore e, con le sue belle ali bianche cariche dei suoi cinque piccoli, si infilò nel lungo condotto e, trovato un appiglio, aspettò il disgelo. Dopo tre lunghi giorni ritornò a risplendere il sole, la neve si sciolse e
mamma merla uscì dal camino per tornare a volare nel cielo azzurro; si guardò intorno a cercare i suoi pulcini e quasi non li riconobbe tanto erano neri per il fumo e la fuliggine.
Cercò di scuotere dalle piume quello sporco fastidioso ma senza alcun successo: in cambio del calore donato , il camino aveva rubato a sè ed ai suoi piccoli il candore del loro piumaggio. Tutto ha un prezzo nella vita!- sentenziò la nonna e concluse- Da allora il merlo divenne nero come lo conosciamo noi”. La ragazzina rimase pensierosa, cercava di immaginare il merlo bianco ma le risultava difficile perchè l’esperienza glielo aveva sempre mostrato nero e gracchiante.
Corse,allora, a prendere il suo album ed i colori: avrebbe dipinto l’antica famigliola della merla con le piume splendenti come neve al sole e, sullo sfondo, una canna fumaria mezza diroccata nera e sbuffante perchè non provava simpatia per quel camino che aveva preteso un prezzo così alto per un atto
di gentilezza che non gli costava niente.