”Quando giù nel Tavoliere tutto arde la calura a Panni, sull’altopiano Pan Monte Sario, si gode la frescura“ *
 Già il titolo ci porta a pensare di un paese dove paesaggio incontaminato e tanta aria salubre si intrecciano fra loro creando un territorio da favola, un mondo affascinante.
A prima vista può sembrare un paese difficile eppure quei luoghi custodiscono autentiche riserve naturalistiche che meritano di essere visitate. Per questo armatevi di macchina fotografica e via, fra colline, boschi, ruscelli che saranno la scenografia del vostro vagabondare e godervi appieno il bel paesino di montagna che si chiama Panni in provincia di Foggia.
Godetevi le stradine del paese, gli uccelli, il verde, l’aria incontaminata a testimonianza di un territorio ancora sano. Alla fine, dopo tanto girovagare per il paese e fra queste bellezze naturali, un pò di relax sicuramente vi farà bene. Non aspettatevi grandi cose, ma parlate con la gente, entrate nei piccoli negozi, sedetevi sulle panchine della passeggiata del Castello, godetevi le prelibatezze della cucina locale. Guardate tutto l’insieme ed avrete in regalo la sensazione di aver scoperto un mondo sconosciuto e da favola riportandovi indietro nel tempo; visitate questa perla del Subappenino.
Una passeggiata nel bosco, in silenzio, riempiendosi i polmoni del profumo della resina dei pini, mentre la luce filtra tra i rami. Un pomeriggio di relax, sdraiate su un morbido tappeto di erba rivolgendo lo sguardo al cielo.
Da quanto tempo non ti concedi una pausa d’immersione nella Natura? Intanto chiudi gli occhi e non sarà difficile materializzare nella tua mente questi possibili scenari.
La sensazione che ne trarrai sarà d’immediato benessere, La Natura fa parte di noi, ma di cui ci siamo dimenticati.
Aristotele scriveva che “il medico cura, la Natura guarisce”
Panni vi aspetta con tutte le sue sagre, con tutti i suoi prodotti, con tutti i gioielli del suo territorio, con tutta la sua Natura. .

24-Esperienza di corsia

Ricoverata con codice rosso per un’occlusione intestinale, Lucia era stata operata d’urgenza e sembrava che tutto fosse andato per il meglio: era tornata nella sua stanza e, sebbene stanca ed un po’ stordita, sorrideva tranquilla alle infermiere che si alternavano al suo capezzale e cercava di rasserenare i familiari che la guardavano con apprensione inducendoli ad andare a riposare.
Il cappellano dell’ospedale era entrato quando tutti erano andati via e le aveva portato un’ immagine di Gesù ed un piccolo crocifisso, ella avrebbe voluto fare un’offerta ma si accorse che, nella confusione, i suoi avevano portato via la sua borsetta. Si scusò col cappellano ed accolse con piacere il dono che le aveva consegnato: avrebbe voluto recitare la preghiera riportata sull’immagine sacra ma si rese conto di essere anche senza occhiali e, fiduciosa, si rivolse al Signore con una supplica spontanea chiedendo la sua protezione.
Stanca chiuse gli occhi, voleva riposarsi, non sentiva più le sue energie vitali e si rilassò. Un’infermiera le si avvicinò premurosa chiedendole se si sentiva bene: “Sono molto stanca ma sto bene!” fu la risposta di Lucia e l’infermiera si allontanò. Dopo pochi istanti, però, ritornò con l’elettrocardiografo perchè temeva che la paziente stesse collassando, qualcosa, infatti, non andava nel tracciato ed allertò subito il cardiologo, il primario ed i familiari; era, nella sua professionalità, l’angelo salvatore della sua paziente. In men che non si dica, era una lotta col tempo, Lucia fu trasferita in unità coronaria: le sue arterie risultarono quasi del tutto ostruite.
Il tempestivo intervento scongiurò il peggio ma durante la notte la sua stanza le appariva affollata da gente strana, minacciosa che lei, fluttuando nel vuoto, guardava dall’alto intorno al suo corpo disteso sul lettino. Fu una notte d’incubo e solo alle prime luci dell’alba si ricongiunse al suo corpo e vide, sulla parete bianca ai piedi del letto, snocciolarsi, come in un vecchio film in bianco e nero, tutta la sua vita dalla spensieratezza dell’infanzia, alla pienezza della gioventù, alla consapevolezza della maturità , al dolore vissuto con dignità, alle gioie piccole e grandi della sua esistenza!
Superò così il momento cruciale della sua difficile esperienza e, l’indomani, sebbene stanca e provata, riacquistò il suo abituale sorriso. Dopo una decina di giorni di degenza tornò a casa, con l’impegno di ritornare in ospedale dopo un mese per effettuare l’intervento all’altra coronaria, e, nel riporre il borsone ritrovò l’immagine ed il crocifisso che le aveva donato il cappellano. Era il volto di Gesù con uno sguardo penetrante che scrutava l’anima ed una preghiera”La presenza di Dio” che incitava alla forza, alla pazienza, all’amore ed alla sopportazione grazie alla presenza costante del Signore. Era giunta proprio nel momento del bisogno e, sebbene non l’avesse letta in ospedale, a Lui si era affidata con abbandono completo ed ora Lo ringraziava con gli occhi ed il cuore colmi di commozione. Le era stato vicino nel momento più delicato, ne era certa e ripose quella cara immagine nel portafoglio; l’avrebbe accompagnata in ogni suo spostamento.
Anche l’altro intervento, un mese dopo, andò bene e quando uscì dalla sala operatoria, mentre l’infermiere ed il marito l’aiutavano a sistemarsi nella sua stanza, Lucia senti chiaro e netto, l’arrivo di un carrello accompagnato da un suono dolcissimo d’arpa ed una voce soave che intonava “Gloria a Dio nell’alto dei cieli …” e si rivolse al marito chiedendo: “Chi canta nel corridoio?” ma egli sorridendo la canzonò: ” Cosa dici?, non è concesso cantare nell’ospedale! Qui regna un silenzio assoluto!” Non aveva sentito ma lei si e per ben tre volte quel Gloria celestiale, non poteva sbagliare e si sentì sicura e protetta dall’Amore più grande che si possa sperimentare.