”Quando giù nel Tavoliere tutto arde la calura a Panni, sull’altopiano Pan Monte Sario, si gode la frescura“ *
 Già il titolo ci porta a pensare di un paese dove paesaggio incontaminato e tanta aria salubre si intrecciano fra loro creando un territorio da favola, un mondo affascinante.
A prima vista può sembrare un paese difficile eppure quei luoghi custodiscono autentiche riserve naturalistiche che meritano di essere visitate. Per questo armatevi di macchina fotografica e via, fra colline, boschi, ruscelli che saranno la scenografia del vostro vagabondare e godervi appieno il bel paesino di montagna che si chiama Panni in provincia di Foggia.
Godetevi le stradine del paese, gli uccelli, il verde, l’aria incontaminata a testimonianza di un territorio ancora sano. Alla fine, dopo tanto girovagare per il paese e fra queste bellezze naturali, un pò di relax sicuramente vi farà bene. Non aspettatevi grandi cose, ma parlate con la gente, entrate nei piccoli negozi, sedetevi sulle panchine della passeggiata del Castello, godetevi le prelibatezze della cucina locale. Guardate tutto l’insieme ed avrete in regalo la sensazione di aver scoperto un mondo sconosciuto e da favola riportandovi indietro nel tempo; visitate questa perla del Subappenino.
Una passeggiata nel bosco, in silenzio, riempiendosi i polmoni del profumo della resina dei pini, mentre la luce filtra tra i rami. Un pomeriggio di relax, sdraiate su un morbido tappeto di erba rivolgendo lo sguardo al cielo.
Da quanto tempo non ti concedi una pausa d’immersione nella Natura? Intanto chiudi gli occhi e non sarà difficile materializzare nella tua mente questi possibili scenari.
La sensazione che ne trarrai sarà d’immediato benessere, La Natura fa parte di noi, ma di cui ci siamo dimenticati.
Aristotele scriveva che “il medico cura, la Natura guarisce”
Panni vi aspetta con tutte le sue sagre, con tutti i suoi prodotti, con tutti i gioielli del suo territorio, con tutta la sua Natura. .

27-Saggia decisione

Ed Elisa era partita; aveva scelto la città di trieste per frapporre quanti più chilometri fosse possibile tra lei e quell’amore che, negli ultimi tempi, la faceva soffrire così tanto da farle assaporare il gusto amaro della delusione e la portava ad un grado tale di disperazione da provare disprezzo per la vita stessa.
quel suo amore, lieve e gentile, era nato nei banchi di scuola, era cresciuto nell’oratorio della chiesa, si era fortificato tra tanti dissidi sociali ed aveva assunto un valore vitale all’università. Ma poi era bastato poco, un suo incarico di lavoro fuori sede, perchè per lui decadesse ed egli, nella lontananza diventasse il peggiore dei play-boy e, se si voleva affrontare il problema, diventava intrattabile, rude ed irrispettoso. Era stata una decisione sofferta, difficile ma per lei doverosa perchè le era inconcepibile accettare un amore basato sulle bugie, sulla falsità e sui tradimenti e, con in tasca la sua nuova nomina,col cuore in frantumi e la mente in fiamme, era partita.
Ora, dopo cinque anni vissuti a rimuginare se la sua decisione fosse stata appropriata, era ritornata in una gita di fine anno scolastico organizzata dal suo istituto. Il Gargano era l’ultima località da visitare ed Elisa aveva chiesto ai colleghi qualche ora libera per rivedere i luoghi della sua infanzia mentre la comitiva si attardava tra le vie di San Giovanni Rotondo ed ammirava le meraviglie religiose e sociali legate a Padre Pio.
Si era incamminata verso il corso che l’aveva vista bambina spensierata, fresca fanciulla benvoluta, giovane donna ammirata ed amata, aveva stretto tante mani,baciato tanti vecchi amici che la riconoscevano e le venivano incontro sorridenti. Era un tuffarsi nei ricordi più belli:era contenta di soddisfare la nostalgia che l’aveva accompagnata nel suo volontario esilio. Il suono festoso delle campane l’avvolse gioioso quasi a darle il benvenuto; lo sentiva rimbalzare nel profondo dell’animo ridonandole le emozioni dei ricordi più semplici e puri della sua vita passata. Cara terra natia, le cui radici sentiva ben abbarbicate nel suo cuore, terra amata per le sue bianche scogliere calcaree a picco sul mare, per le sue piccole spiagge sassose che fornivano illimitato stimolo alla sua fantasia: le pietre più strane, originali nella forma e nei disegni costituivano spunto per storie inventate che l’avevano accompagnata e divertita non solo da bambina quando il nonno la portava con se andando a posizionare le reti e spesso, al ritorno, le donava stelle marine e piccoli coralli impigliati nelle loro maglie.
La mente gioiva nella vivacità dei ricordi e calde, tenere lacrime di commozione, che non riusciva a trattenere per l’intensa emozione che le suscitavano, le rigavano le gote …
Da lontano aveva riconosciuto, con un tonfo al cuore, la figura che le si avvicinava: era Giulio, la sua andatura era inconfondibile! Le aveva porto la mano con il suo solito fare autoritario, come se si fossero appena lasciati, come se gli ultimi cinque anni non fossero esistiti ed il loro rapporto si fosse congelato ma non trascorso e la guardava con intensità come a scandagliarle il cuore e frugarne l’anima. “Finalmente ti sei decisa a tornare!” Era sicuro di se, padrone della situazione , certo che Elisa sarebbe caduta incondizionatamente tra le sue braccia. Però, mentre parlava, nel suo istintivo gesticolare, aveva inavvertitamente tirato la mano sinistra dalla tasca; lo sguardo della giovane donna si era posato a lungo sull’anulare che, sebbene privo di anello, mostrava il segno inconfondibile di una “fede” abilmente sfilata per la sua incontenibile smania di conquiste.
Lo sguardo di Elisa divenne beffardo, il sorriso si spense, il tono della sua voce risuonò, come non le era mai successo, carico di disapprovazione e di superiorità in quel suo laconico:”Ciao, il pullman mi sta aspettando”.
Guido si raggelò, aveva colto tutto il distacco insito in quel commiato ed era rimasto a guardarla allontanarsi; aveva sempre rappresentato la sua coscienza ed anche ora aveva suscitato nella sua mente mille pensieri di autocritica e si diceva:”Quanta dignità, quanta eleganza di portamento, quanta bellezza ho svilito … le sue qualità erano le classiche “perle donate ai porci” , perle che non hanno perso il loro splendore per il mio inqualificabile modo di agire … , spero soltanto che persone più degne possano apprezzarne il riverbero!”. Egli rimaneva lì, inebetito, con un matrimonio riparatore in atto, con un figlio indesiderato in arrivo e con la certezza che i cocci della sua vita erano difficilmente rimponibili. Avrebbe sempre rimpianto Elisa con il suo amore idealizzato, con i suoi puri slanci affettivi, con la sua capacità di rendere gioiosa anche una triste giornata invernale; capiva solo ora e con amarezza che, stupidamente, le cose belle si apprezzano solo dopo averle perdute.
Elisa era salita sul pullman accolta festosamente dagli alunni e dai colleghi, aveva cercato di sorridere loro con affabilità, si era seduta al suo posto ed aveva chiuso gli occhi per potere seguire l’onda dei suoi pensieri, delle sue emozioni: era stata saggia nella sua passata decisione di partire ed ancora più saggia doveva essere ora, ed a maggior ragione, a voltare definitivamente pagina. Il suo cuore era ancora turbato da mille emozioni, da dolci sensazioni che non volevano morire ma con la mente diceva addio alla sua terra natia ed anche al suo amore giovanile, apriva gli occhi sul mondo e si percepiva libera, libera come quello stormo di gabbiani che volavano rumorosi nel sole sul mare, libera e convinta che la vita si deve vivere senza erronei nostalgici rimpianti, senza fantasmi inquietanti del passato. I suoi occhi splendevano finalmente fiduciosi, carichi di una luce nuova che la rendeva più bella e più sicura.