”Quando giù nel Tavoliere tutto arde la calura a Panni, sull’altopiano Pan, si gode la frescura“ *
 Già il titolo ci porta a pensare di un paese dove paesaggio incontaminato e tanta aria salubre si intrecciano fra loro creando un territorio da favola, un mondo affascinante.
A prima vista può sembrare un paese difficile eppure quei luoghi custodiscono autentiche riserve naturalistiche che meritano di essere visitate. Per questo armatevi di macchina fotografica e via, fra colline, boschi, ruscelli che saranno la scenografia del vostro vagabondare e godervi appieno il bel paesino di montagna che si chiama Panni in provincia di Foggia.
Godetevi le stradine del paese, gli uccelli, il verde, l’aria incontaminata a testimonianza di un territorio ancora sano. Alla fine, dopo tanto girovagare per il paese e fra queste bellezze naturali, un pò di relax sicuramente vi farà bene. Non aspettatevi grandi cose, ma parlate con la gente, entrate nei piccoli negozi, sedetevi sulle panchine della passeggiata del Castello, godetevi le prelibatezze della cucina locale. Guardate tutto l’insieme ed avrete in regalo la sensazione di aver scoperto un mondo sconosciuto e da favola riportandovi indietro nel tempo; visitate questa perla del Subappenino.
Una passeggiata nel bosco, in silenzio, riempiendosi i polmoni del profumo della resina dei pini, mentre la luce filtra tra i rami. Un pomeriggio di relax, sdraiate su un morbido tappeto di erba rivolgendo lo sguardo al cielo.
Da quanto tempo non ti concedi una pausa d’immersione nella Natura? Intanto chiudi gli occhi e non sarà difficile materializzare nella tua mente questi possibili scenari.
La sensazione che ne trarrai sarà d’immediato benessere, La Natura fa parte di noi, ma di cui ci siamo dimenticati.
Aristotele scriveva che “il medico cura, la Natura guarisce”
Panni vi aspetta con tutte le sue sagre, con tutti i suoi prodotti, con tutti i gioielli del suo territorio, con tutta la sua Natura. .

09-Esperienza sconvolgente

“Tempo da lupi stasera!” esclamò il papà rincasando; Martina, la sua bambina di sei anni, gli corse incontro

incurante del vento gelido e del nevischio che entrava a folate dalla porta ancora aperta. “Papà sembri proprio

Babbo Natale; cosa mi hai portato?” cinguettava allegra, ben sapeva che il suo papà aveva sempre qualche

dolciume per lei. La mamma, premurosa, lo aiutava a scuotere la neve dal cappotto e dal cappello annunciando

che la cena era quasi pronta. In questa atmosfera di gioiosa normalità si sentì bussare alla porta; era una

bambina coperta da uno scialletto liso e certo poco adatto a quella serata gelida. “Mori Dio zi!”, batteva i denti per

il freddo e la sua piccola mano si protendeva a chiedere qualcosa. “Ma dove vai con questo tempaccio? Vieni,

siediti vicino al focolare e riscaldati!” La bambina obbedì alle parole della padrona di casa e protese le livide dita

verso la fiamma; raccolse, poi, un po’ di brace ardente palleggiandola tra le mani. “Attenta- disse allarmata

Martina- così ti bruci!” “Non ti preoccupare, mi riscaldo solo un po’ prima!”

Martina era sconcertata: quando la ragazzina aveva proteso il viso alla fiamma aveva riconosciuto in lei una

sua compagna di scuola, una delle poche che la maestra costringeva a lavarsi prima di iniziare le lezioni. Martina

continuava a guardarla sbigottita mentre la mamma preparava un involucro con tanta buona roba da

mangiare. alla cui vista la ragazzina, felice, si alzò, riscaldò il suo scialletto al fuoco vivace e, dopo ave

r ringraziato la mamma di Martina, sparì oltre la porta nella tormenta che infuriava. Martina era rimasta seduta,

mogia mogia, vicino al focolare, la mamma le si avvicinò premurosa: “Cosa c’è Martina?, hai perso tutta la tua

allegria”. Era vero, Martina era triste “Mamma perchè una bambina così piccola va in giro da sola sotto la

neve?,perchè la sua mamma glielo permette?. “No piccola mia, Caterina non ha più la sua mamma, è orfana

da due anni e, purtroppo, anche il suo papà è malato, non può lavorare e, perciò, non riesce ad assicurare alla

sua famiglia il necessario per vivere. Dai, vieni a mangiare, la cena è pronta!”.

Martina obbedì ma la sua mente era altrove: aveva sempre parteggiato per gli orfani delle fiabe che la nonna

le raccontava, ma ora toccava con mano la miseria e ne era sconvolta. Ora capiva perchè Caterina arrivava a

scuola spettinata, senza grembiule e con le unghie listate di nero: non aveva la mamma a prendersi cura di lei,

anzi era lei a fare da mamma ai suoi fratellini. Ora Martina si sentiva in colpa per il benessere che la circondava,

anche le caramelle che il papà le aveva donato scottavano nella tasca del suo vestitino. Non le avrebbe mangiato,

decise, le avrebbe portate a Caterina l’indomani a scuola; forse le avrebbe fatto piacere sapere di avere un’amica

che l’ammirava per la sua forza d’animo. Andò dove era appesa la sua cartella e nascose con cura le caramelle; si

sentiva meno infelice e corse ad abbracciare il suo papà che le chiedeva, come ogni sera, notizie della sua

giornata scolastica.

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