20-Tigrana

Tigrana era la nostra gatta, le avevamo imposto questo nome perchè ricordava
una tigre nei colori e nelle striature del suo manto ma, principalmente, per le sue movenze, il suo spirito libero e l’insofferenza alle moine; si
lasciava accarezzare solo da me e mi donava in esclusiva le sue fusa forse
perchè ero la piccola di casa.
Da bambina era il mio giocattolo vivente, le parlavo ed accarezzavo con piacere il suo morbido pelo e lei, per un po’, mi lasciava fare poi, seccata, si allontanava maestosa quasi a mantenere le distanze e salvaguardare la sua libertà.
Era intelligentissima ed autonoma: saltando riusciva ad aprire la porta per uscire a suo piacimento e, quando voleva rientrare, miagolava in modo
querulo, inconfondibile come a chiedere permesso.
Aveva una gran varietà di toni di voce per i suoi bisogni: perentorio quando
voleva mangiare, scontroso se qualcuno invadeva il suo spazio, aggressivo
contro cani o gatti avversari.
Quando sostava, seduta sull’esterno gradino d’ingresso della nostra abitazione aveva proprio l’aspetto imponente di una tigre in miniatura e
mostrava un atteggiamento di guardia e di difesa per la nostra casa tanto che mia madre era solita dire che da noi, da quando c’era Tigrana, anche le mosche avevano vita difficile perchè essa cacciava ogni cosa insolita che vedeva muoversi.
Quando, una volta cresciuta, tornavo al paese mi accoglieva strofinandosi contro le mie gambe per dimostrarmi la sua gioia di rivedermi: era un’amica
che mi aveva pazientemente aspettato.
Nell’estate del 1962, ero da poco ritornata a Panni e sedevamo serenamente a tavola per la cena, Tigrana, in modo violento e con voce roca quasi furiosa, cercò di salire sulle mie ginocchia, poi, corse verso la finestra della cucina colpendo ripetutamente la testa contro il vetro in un istintivo
tentativo di fuga.
Allarmata mi rivolsi a mia madre:”Cosa ha Tigrana? Non l’ho mai vista così!”
La voce di papà, perentoria, fece eco alla mia domanda:”Fuori, tutti fuori,
c’è il terremoto!” A mio padre era bastato uno sguardo per cogliere il messaggio che Tigrana cercava di inviarci: infatti la casa incominciò a
tremare.
Anche la gatta corse fuori con noi e con noi s’incamminò verso il Castello,
il luogo più sicuro del paese. Era la prima volta che Tigrana cercava protezione; aveva paura e si sentiva più sicura in nostra compagnia.Anche
quando tornammo a casa non andò nell’angolo dove c’era la stuoia su cui dormiva ma venne, mogia mogia, a sdraiarsi accanto ai miei piedi e gradì le carezze che le prodigai per rasserenarla e ringraziarla.
Le ero riconoscente perchè aveva cercato di avvertirmi del pericolo
incombente prima di cercare una via di scampo per se stessa:molte volte gli
animali sanno comportarsi meglio di noi uomini!

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