”Quando giù nel Tavoliere tutto arde la calura a Panni, sull’altopiano Pan Monte Sario, si gode la frescura“ *
 Già il titolo ci porta a pensare di un paese dove paesaggio incontaminato e tanta aria salubre si intrecciano fra loro creando un territorio da favola, un mondo affascinante.
A prima vista può sembrare un paese difficile eppure quei luoghi custodiscono autentiche riserve naturalistiche che meritano di essere visitate. Per questo armatevi di macchina fotografica e via, fra colline, boschi, ruscelli che saranno la scenografia del vostro vagabondare e godervi appieno il bel paesino di montagna che si chiama Panni in provincia di Foggia.
Godetevi le stradine del paese, gli uccelli, il verde, l’aria incontaminata a testimonianza di un territorio ancora sano. Alla fine, dopo tanto girovagare per il paese e fra queste bellezze naturali, un pò di relax sicuramente vi farà bene. Non aspettatevi grandi cose, ma parlate con la gente, entrate nei piccoli negozi, sedetevi sulle panchine della passeggiata del Castello, godetevi le prelibatezze della cucina locale. Guardate tutto l’insieme ed avrete in regalo la sensazione di aver scoperto un mondo sconosciuto e da favola riportandovi indietro nel tempo; visitate questa perla del Subappenino.
Una passeggiata nel bosco, in silenzio, riempiendosi i polmoni del profumo della resina dei pini, mentre la luce filtra tra i rami. Un pomeriggio di relax, sdraiate su un morbido tappeto di erba rivolgendo lo sguardo al cielo.
Da quanto tempo non ti concedi una pausa d’immersione nella Natura? Intanto chiudi gli occhi e non sarà difficile materializzare nella tua mente questi possibili scenari.
La sensazione che ne trarrai sarà d’immediato benessere, La Natura fa parte di noi, ma di cui ci siamo dimenticati.
Aristotele scriveva che “il medico cura, la Natura guarisce”
Panni vi aspetta con tutte le sue sagre, con tutti i suoi prodotti, con tutti i gioielli del suo territorio, con tutta la sua Natura. .

28-Storia di una spilla

E’ tempo di cambio di stagione e Marta si accinge con pazienza al compito poco piacevole e faticoso: gli armadi scoppiano per i troppi abiti che si sono accumulati e bisogna decidersi quelli che non s’indossano più. Là, in fondo al cassetto, c’è la sua blusa marrone, quella sfoggiata al matrimonio di Elvira la sua migliore amica: a chiudere la sua scollatura brilla la spilla che sua madre le aveva regalato il giorno della sua laurea.
Era un gioiello di famiglia, suo nonno l’aveva portata dall’America insieme a tanti altri regali e l’aveva donato ad Angela, la figlia maggiore che però, sbadatamente, l’aveva smarrita. La sorella minore, Maria, dopo circa un anno l’aveva notata al petto di una donna che, ormai si sentiva padrona legittima della spilla che aveva trovata per strada e con il suo saper fare era riuscita a farsela consegnare.Il nonno, per un senso di rigida giustizia e per impartire una lezione alla figlia sbadata, decise che la spilla appartenesse a chi l’aveva recuperata. Sua madre l’aveva custodita gelosamente, indossandola nelle occasioni più importanti e con molta cura. Rivisse l’emozione e la solennità del momento in cui la mamma gliela aveva appuntata sul cappotto il giorno della laurea e calde lacrime le scivolarono sul viso incontenibili. Quella spilla era carica di ricordi e la rendevano agli occhi di Marta ancora più preziosa dei
diamanti che l’illuminavano e si ripromise che essa sarebbe stata il regalo di laurea della sua bimba che ora le saltellava intorno felice dell’insolito disordine e della libertà di poter toccare tutto senza essere ripresa. Marta dimenticò il suo oneroso compito, si perse nei ricordi illudendosi di avere ancora accanto a se le persone care che non c’erano più. Risentì la voce pacata ed armoniosa della nonna, la sua dolce affabilità, la sua disponibilità a realizzare e soddisfare ogni suo desiderio; anche nei capricci l’assecondava convinta che i nonni sono chiamati a viziare i propri nipoti, ad amarli non ad imporre loro regole educative. Era bello stare con lei, ridere e giocare con lei che si faceva bambina anche nelle marachelle.
Rivide il papà severo e nel contempo tenero coi figli e specialmente con lei che era l’ultima della nidiata; ricordò i suoi modi gentili anche nella fermezza, i suoi rimproveri non erano mai offensivi ma tendevano a chiarire le situazioni, a farle capire ed affrontare con dignità e correttezza. Con lui c’era sempre qualcosa da imparare per migliorarsi, per vivere adeguatamente la vita senza incorrere in errori di cui, poi, pentirsi.
Ed ecco la mamma, attiva e diretta si faceva in quattro per tutti con gioiosa disponibilità ma guai a farle un affronto non meritato, ti sfuggiva dalle mani e ti portava il broncio per una settimana. La sua voce era festosa, la sua risata spontanea e sonora, contagiosa e piacevole.
una miriade di ricordi felici passò in rassegna la mente di Marta, vivide emozioni rallegrarono il suo cuore ed avrebbe rivissuto ancora mille altri ricordi se la sua piccola non l’avesse richiamata alla realtà: “Mamma ho fame!”. La mattinata era volata via senza che Marta se ne accorgesse ma era felice; avrebbe preparato un pranzo veloce ma gustoso anche se non avvertiva appetito soddisfatta pienamente dalle emozioni rivissute. Il cambio poteva aspettare …!