”Quando giù nel Tavoliere tutto arde la calura a Panni, sull’altopiano Pan, si gode la frescura“ *
 Già il titolo ci porta a pensare di un paese dove paesaggio incontaminato e tanta aria salubre si intrecciano fra loro creando un territorio da favola, un mondo affascinante.
A prima vista può sembrare un paese difficile eppure quei luoghi custodiscono autentiche riserve naturalistiche che meritano di essere visitate. Per questo armatevi di macchina fotografica e via, fra colline, boschi, ruscelli che saranno la scenografia del vostro vagabondare e godervi appieno il bel paesino di montagna che si chiama Panni in provincia di Foggia.
Godetevi le stradine del paese, gli uccelli, il verde, l’aria incontaminata a testimonianza di un territorio ancora sano. Alla fine, dopo tanto girovagare per il paese e fra queste bellezze naturali, un pò di relax sicuramente vi farà bene. Non aspettatevi grandi cose, ma parlate con la gente, entrate nei piccoli negozi, sedetevi sulle panchine della passeggiata del Castello, godetevi le prelibatezze della cucina locale. Guardate tutto l’insieme ed avrete in regalo la sensazione di aver scoperto un mondo sconosciuto e da favola riportandovi indietro nel tempo; visitate questa perla del Subappenino.
Una passeggiata nel bosco, in silenzio, riempiendosi i polmoni del profumo della resina dei pini, mentre la luce filtra tra i rami. Un pomeriggio di relax, sdraiate su un morbido tappeto di erba rivolgendo lo sguardo al cielo.
Da quanto tempo non ti concedi una pausa d’immersione nella Natura? Intanto chiudi gli occhi e non sarà difficile materializzare nella tua mente questi possibili scenari.
La sensazione che ne trarrai sarà d’immediato benessere, La Natura fa parte di noi, ma di cui ci siamo dimenticati.
Aristotele scriveva che “il medico cura, la Natura guarisce”
Panni vi aspetta con tutte le sue sagre, con tutti i suoi prodotti, con tutti i gioielli del suo territorio, con tutta la sua Natura. .

12-capitolo dodicesimo



12° Capitolo Il sogno si realizza

Concluso il periodo di leva, Pino iniziò la sua professione a Foggia e, contemporaneamente, frequentava gli Ospedali Riuniti come volontario in attesa di qualche concorso e si impegnava assiduamente anche per conseguire la specializzazione in Cardiologia.
Al termine di questo corso di studio superato a pieni voti, i genitori del mio ragazzo escogitarono un estremo tentativo per cercare di dividerci, tentativo che mi ferì profondamente perchè io, ingenuamente o meglio forse stupidamente, mi ero convinta che, frequentandomi con una certa assiduità, mi avevano apprezzata per quello che realmente ero e capii che non avrei mai potuto contare su una loro spontanea considerazione: il mio futuro doveva basarsi unicamente sull’amore che Pino nutriva per me, amore che sapevo grande e degno di fiducia.
Dopo qualche mese, infatti, Pino venne a trovarmi inaspettatamente a Panni.
Era primavera, l’aria frizzante ed appena tiepida dava la certezza di essere usciti dal gelo invernale e rendeva l’anima ed il cuore propensi a cogliere tutto il bello che la vita poteva offrirci.
Eravamo saliti al Castello e sotto lo sguardo complice del “Zitomelone” , proprio a due passi dal luogo in cui da ragazzo e quasi per gioco mi aveva dato il primo bacio, mi chiese di diventare sua moglie.
Sebbene fossimo insieme da oltre dodici anni la sua proposta mi colse quasi di sorpresa, mi sentii per un attimo smarrita, impreparata; l’emozione mi legò la lingua, solo gli occhi gli risposero inondandosi di lacrime.
“Non piangere- mi disse abbracciandomi- non ti sembra che abbiamo aspettato già troppo? Sorridi e dimmi solo di si!”
Sorrisi tra le lacrime e gli sussurrai ” Si”.
Ero scossa dai singhiozzi che non riuscivo a trattenere: l’emozione e la
commozione erano troppo intense per cercare di tenerle nascoste nel cuore, avevo bisogno di esternarle in qualche modo per non rischiare di rimanerne soffocata. ERO TROPPO FELICE!
Seguirono mesi frenetici per i preparativi: don Antonio Longo, il parroco del mio paese nonchè mio collega a scuola, ci diede una valida mano per la promessa di matrimonio; Anna, la sorellina di Pino, divenne la mia madrina di Cresima, sacramento che io non avevo ancora ricevuto , indispensabile per la celebrazione del matrimonio. Costanzo,il mio futuro cognato, e la sua fidanzata furono i testimoni della nostra promessa mentre mio fratello Costanzo e sua moglie organizzarono a casa loro ( non era di moda allora festeggiare nei ristoranti) il rinfresco che ne seguì.
Fu, per me, fonte di gioia la loro affettuosa disponibilità.
Avremmo voluto sposarci nella chiesina di monte Faito dove avevamo vissuta un’intensa emozione ma, ci dissero, non era abilitata per la celebrazione di matrimoni e scegliemmo la cattedrale di Amalfi perchè, in una nostra gita degli anni universitari, fummo incantati dalla bellezza dell’antica repubblica marinara e dallo splendore del suo duomo dedicato a Sant Andrea.
La lunga, ripida scalinata, resa concava al centro dal continuo salire e scendere dei visitatori, ci aveva portato, con i suoi 57 scalini, all’atrio impreziosito dalle artistiche porte bronzee realizzate a Costantinopoli che si aprivano sulle tre navate della bellissima chiesa a croce latina.
Stupiti avevamo ammirato il soffitto in oro zecchino della navata centrale e del transetto e, proprio in esso organizzammo, consigliati da don Andrea Colavolpe, la cerimonia religiosa perchè fosse più intima e non venisse turbata dall’andirivieni dei tanti turisti.
Oltre a questo prezioso suggerimento don Andrea ci aiutò a superare,in breve tempo, vari intoppi burocratici ed acconsentì di buon grado alla nostra richiesta di unirci personalmente in matrimonio.
Vicendevolmente ci donammo l’abito per la cerimonia, chiedemmo a Laura
ed Enzo, che si erano nel frattempo sposati, di essere i nostri testimoni di
nozze ed essi accettarono con entusiasmo: erano nostri amici e furono felici insieme a noi.
Tra la scelta delle bomboniere e delle originali partecipazioni trascorsero gli ultimi fine settimana che vivemmo a Napoli e conclusi il mio ultimo anno d’insegnamento a Panni.
Giunse alfine il tredici agosto del millenovecentosessantanove!
La notte avevo rivissuto la nostra storia d’amore, la tenerezza del nostro sentimento, la sua forza, la sua determinatezza e l’alba mi sorprese ancora sveglia ed incredula che il sogno tante volte accarezzato stesse per realizzarsi.
Mi sembrava tutto frutto della mia fantasia ma…
…ma l’armadio aperto nell’elegante stanza dell’Hotel Luna, aperto per non
sciupare il sontuoso abito da sposa impreziosito da mille mughetti, mi disse
che era vero, tutto vero.
Il cuore batteva forte: ero ebbra di gioia.
La tensione saliva alle stelle, mi sentivo felice ma anche intimidita dal nuovo ruolo che mi aspettava: “Sarei stata all’altezza della situazione?, avrei saputo essere una buona moglie , una brava mamma?”
Tesa come una corda di violino mi trovò papà quando venne a prendermi
per accompagnarmi all’altare. Mio padre mi guardò commosso ed esclamò:
“Lucia sei bellissima!” Non disse altro e mi porse il braccio.
Era elegante nel suo abito scuro, signorile nel portamento ma soprattutto era il mio papà, la mia forza, la mia sicurezza ed io mi appoggiai a lui fiduciosa e scesi sorridente dall’hotel.
Giunta, però, alla cattedrale, sotto alla sua ripida scalinata, mi sentii incapace di muovermi; le gambe vacillano, il cuore batteva all’imbazzata, ero come uno scalatore che, giunto quasi alla vetta, era vittima di un attacco di panico e rimaneva impietrito all’ultima cordata.
Quei gradini antichi mi sembravano una parete liscia, senza nessun appiglio ed io, scalatore senza chiodi e senza piccozza, guardavo verso l’alto e mi sentivo incapace di qualsiasi movimento.
Papà dovette cogliere la mia agitazione perchè prese con delicatezza la mia mano destra e la pose sotto il suo braccio sinistro offrendomi quel sostegno di cui avevo bisogno ed io mi aggrappai a lui con fiducia; ad ogni gradino dell’interminabile scalinata la mia presa diventava più forte, quasi spasmodica: dividevo con lui la mia tensione e la vincevo grazie al suo affetto.
In alto mi aspettava impaziente Pino insieme a tutti gli invitati che avevano affrontato un lungo viaggio per condividere con noi questo momento di gioia: non era solo per me interminabile la scalinata del duomo dedicato a sant’Andrea!
Poi tutto divenne incanto: lo sguardo ammirato ed innamorato di Pino, la musica, la bellezza della cattedrale, la cerimonia religiosa mi avvolsero in un’atmosfera sognante ed io mi lasciai prendere dimenticando ogni ansia, facendomi vincere solo da un’emozione dolcissima.
Ero felice ed assaporavo ogni sfumatura della mia felicità!

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