”Quando giù nel Tavoliere tutto arde la calura a Panni, sull’altopiano Pan, si gode la frescura“ *
 Già il titolo ci porta a pensare di un paese dove paesaggio incontaminato e tanta aria salubre si intrecciano fra loro creando un territorio da favola, un mondo affascinante.
A prima vista può sembrare un paese difficile eppure quei luoghi custodiscono autentiche riserve naturalistiche che meritano di essere visitate. Per questo armatevi di macchina fotografica e via, fra colline, boschi, ruscelli che saranno la scenografia del vostro vagabondare e godervi appieno il bel paesino di montagna che si chiama Panni in provincia di Foggia.
Godetevi le stradine del paese, gli uccelli, il verde, l’aria incontaminata a testimonianza di un territorio ancora sano. Alla fine, dopo tanto girovagare per il paese e fra queste bellezze naturali, un pò di relax sicuramente vi farà bene. Non aspettatevi grandi cose, ma parlate con la gente, entrate nei piccoli negozi, sedetevi sulle panchine della passeggiata del Castello, godetevi le prelibatezze della cucina locale. Guardate tutto l’insieme ed avrete in regalo la sensazione di aver scoperto un mondo sconosciuto e da favola riportandovi indietro nel tempo; visitate questa perla del Subappenino.
Una passeggiata nel bosco, in silenzio, riempiendosi i polmoni del profumo della resina dei pini, mentre la luce filtra tra i rami. Un pomeriggio di relax, sdraiate su un morbido tappeto di erba rivolgendo lo sguardo al cielo.
Da quanto tempo non ti concedi una pausa d’immersione nella Natura? Intanto chiudi gli occhi e non sarà difficile materializzare nella tua mente questi possibili scenari.
La sensazione che ne trarrai sarà d’immediato benessere, La Natura fa parte di noi, ma di cui ci siamo dimenticati.
Aristotele scriveva che “il medico cura, la Natura guarisce”
Panni vi aspetta con tutte le sue sagre, con tutti i suoi prodotti, con tutti i gioielli del suo territorio, con tutta la sua Natura. .

14-La recita scolastica

febbre-bambina
A letto con febbre alta per la sua ricorrente tonsillite,Eleonora piangeva: era triste non tanto per la malattia in sè ma perchè essa metteva in forse la sua partecipazione alla recita di fine anno scolastico che si sarebbe svolta tra una settimana.
Il giorno prima era venuta a trovarla la sua maestra per comunicarle la data che l’ispettore scolastico aveva stabilito per la sua visita e che, sebbene avesse affidata la sua parte della recita ad un’altra alunna perchè la imparasse a memoria per non trovarsi in difficoltà all’ultimo momento, se si fosse ristabilita in tempo utile sarebbe stata lei a recitarla.
Eleonora sapeva che la sua maestra non faceva promesse a vanvera, ma temeva che la sua malattia potesse durare ancora a lungo e se ne disperava.
Piangente la sorprese la mamma entrata a portarle una tisana calda; allarmata le chiese spiegazioni e, saputa la causa delle sue lacrime, cercò di consolarla.
“Dai, c’è ancora tanto tempo, non ti angustiare!” “Ma la temperatura è ancora alta e tu, quando ho questi fenomeni,mi costringi a non uscire per alcuni giorni anche dopo che la febbre è scomparsa.” La ragazzina riprese a piangere ancora più copiosamente; aveva ragione, la situazione non era semplice.
La mamma,però, cercò di rasserenare la sua piccola:”Allora facciamo un patto: se entro mercoledì la temperatura sarà calata, ti permetterò di tornare a scuola senza altre precauzioni; tu intanto, però, non devi più nè piangere nè preoccuparti. Vedrai andrà tutto per il meglio!”.
Eleonora sorrise rinfrancata e, ripreso il copione, si tuffò nella sua parte per non sbagliare neanche una virgola.
Era la protagonista principale di una vicenda scolastica:alcune alunne avevano trovata una moneta e, ben sapendo che appartenesse a Donatina, avevano deciso di non restituirla ma di spenderla in leccornie varie senza riuscire a trovare un accordo su cosa comprare.
Interveniva Eleonora che cercava di far riflettere le sue compagne che la loro sarebbe stata un’azione disonesta ed, infine, le convinceva a parlarne con Donatina che, festosa, esclamava:”Roba di mangiatorio non si porta al confessorio” ed invitava le amichette a sgranocchiare confetti al grido di “Viva l’onestà, Viva l’amicizia”.
Eleonora era certa che ce l’avrebbe fatta e già immaginava la sua aula addobbata a festa, con la cattedra trasformata in elegante tavolo dal tappeto con cui la sua maestra la ricopriva e dai fiori da regalare all’ispettore.
Si! ci sarebbe riuscita; la sua volontà e la complicità della mamma avrebbero permesso che il suo desiderio diventasse realtà.
Bevve con gusto la sua tisana e si addormentò serena in un sonno lungo e ristoratore.

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