”Quando giù nel Tavoliere tutto arde la calura a Panni, sull’altopiano Pan Monte Sario, si gode la frescura“ *
 Già il titolo ci porta a pensare di un paese dove paesaggio incontaminato e tanta aria salubre si intrecciano fra loro creando un territorio da favola, un mondo affascinante.
A prima vista può sembrare un paese difficile eppure quei luoghi custodiscono autentiche riserve naturalistiche che meritano di essere visitate. Per questo armatevi di macchina fotografica e via, fra colline, boschi, ruscelli che saranno la scenografia del vostro vagabondare e godervi appieno il bel paesino di montagna che si chiama Panni in provincia di Foggia.
Godetevi le stradine del paese, gli uccelli, il verde, l’aria incontaminata a testimonianza di un territorio ancora sano. Alla fine, dopo tanto girovagare per il paese e fra queste bellezze naturali, un pò di relax sicuramente vi farà bene. Non aspettatevi grandi cose, ma parlate con la gente, entrate nei piccoli negozi, sedetevi sulle panchine della passeggiata del Castello, godetevi le prelibatezze della cucina locale. Guardate tutto l’insieme ed avrete in regalo la sensazione di aver scoperto un mondo sconosciuto e da favola riportandovi indietro nel tempo; visitate questa perla del Subappenino.
Una passeggiata nel bosco, in silenzio, riempiendosi i polmoni del profumo della resina dei pini, mentre la luce filtra tra i rami. Un pomeriggio di relax, sdraiate su un morbido tappeto di erba rivolgendo lo sguardo al cielo.
Da quanto tempo non ti concedi una pausa d’immersione nella Natura? Intanto chiudi gli occhi e non sarà difficile materializzare nella tua mente questi possibili scenari.
La sensazione che ne trarrai sarà d’immediato benessere, La Natura fa parte di noi, ma di cui ci siamo dimenticati.
Aristotele scriveva che “il medico cura, la Natura guarisce”
Panni vi aspetta con tutte le sue sagre, con tutti i suoi prodotti, con tutti i gioielli del suo territorio, con tutta la sua Natura. .

25-Siamo sempre tutti in fila

Per pagare alcune bollette Laura è in fila in un ufficio postale e, per ingannare il tempo osserva come è diverso il modo di attendere di ognuno; c’è chi, irrequieto, si sposta in continuazione, chi, stanco, si siede con un sonoro sospiro rassegnato, chi cerca di intavolare discorsi futili sul tempo coll’occasionale vicino, chi sbuffa tra se e se, chi guarda ogni secondo il suo orologio sperando di dare fretta alle lancette, chi si isola col suo telefonino incurante di tutto … ed intanto il tempo corre ed il proprio turno sembra non arrivi mai. Ma ecco un diversivo: una donna ha perso la pazienza ed affronta con veemenza un impiegato che, serafico, le consiglia di aspettare che esca il suo numero ed alle vivaci proteste della donna si uniscono bisbiglii a favore o contrari e l’ufficio assume l’aspetto di un’arnia ronzante. Tra risatine sommesse e commenti appena percettibili si leva la voce di un vecchietto visibilmente contrariato:” Dobbiamo pagare e ci mettono qui a fare la muffa!” , sembrava quasi addormentato nel suo scomodo sedile ma la sua voce è piena e manifesta una vitalità quasi giovanile ed il suo timbro deciso riporta alla mente di Laura un ormai lontano ricordo di suo padre. Erano insieme anche allora in un ufficio postale dove l’aveva accompagnato per riscuotere la sua pensione, erano in attesa da lungo tempo e gli aveva chiesto se fosse stanco, sorridendo le aveva risposto :”No Laura, aspettare qui in fondo è quasi piacevole, percepirò tra poco il frutto del mio lungo lavoro anche se ora sono a riposo.Altre file mi hanno turbato ma, allora ero giovane!”. e si era messo a raccontare delle file fatte all’ “ammasso” al tempo della guerra. I proprietari terrieri, allora, erano costretti a dare tutto ciò che si produceva nei loro campi alle autorità in cambio di una “tessera” che permetteva loro di ritirare un pezzo di pane ed un pugnello di farina per sfamare la propria famiglia e continuava:”Tua madre, però, nascondeva una piccola quantità di grano e di legumi che poi barattava coi negozianti specie con lo zucchero perchè voleva che il vostro latte fosse dolce come quello dei figli del podestà”. Sorrideva al ricordo della sua sposa e continuava:” Allora si, l’attesa scatenava un senso di ribellione che bisognava, però, tenere a freno per non incorrere in severe quanto ingiuste punizioni, ora questa attesa la vivo serenamente, pregustando la gioia di veder riconosciuto un mio diritto e benedico la repubblica italiana che me lo permette.” Laura si è persa nei suoi ricordi e quasi lascia passare il suo turno che è giunto più velocemente in compagnia del suo papà.