”Quando giù nel Tavoliere tutto arde la calura a Panni, sull’altopiano Pan, si gode la frescura“ *
 Già il titolo ci porta a pensare di un paese dove paesaggio incontaminato e tanta aria salubre si intrecciano fra loro creando un territorio da favola, un mondo affascinante.
A prima vista può sembrare un paese difficile eppure quei luoghi custodiscono autentiche riserve naturalistiche che meritano di essere visitate. Per questo armatevi di macchina fotografica e via, fra colline, boschi, ruscelli che saranno la scenografia del vostro vagabondare e godervi appieno il bel paesino di montagna che si chiama Panni in provincia di Foggia.
Godetevi le stradine del paese, gli uccelli, il verde, l’aria incontaminata a testimonianza di un territorio ancora sano. Alla fine, dopo tanto girovagare per il paese e fra queste bellezze naturali, un pò di relax sicuramente vi farà bene. Non aspettatevi grandi cose, ma parlate con la gente, entrate nei piccoli negozi, sedetevi sulle panchine della passeggiata del Castello, godetevi le prelibatezze della cucina locale. Guardate tutto l’insieme ed avrete in regalo la sensazione di aver scoperto un mondo sconosciuto e da favola riportandovi indietro nel tempo; visitate questa perla del Subappenino.
Una passeggiata nel bosco, in silenzio, riempiendosi i polmoni del profumo della resina dei pini, mentre la luce filtra tra i rami. Un pomeriggio di relax, sdraiate su un morbido tappeto di erba rivolgendo lo sguardo al cielo.
Da quanto tempo non ti concedi una pausa d’immersione nella Natura? Intanto chiudi gli occhi e non sarà difficile materializzare nella tua mente questi possibili scenari.
La sensazione che ne trarrai sarà d’immediato benessere, La Natura fa parte di noi, ma di cui ci siamo dimenticati.
Aristotele scriveva che “il medico cura, la Natura guarisce”
Panni vi aspetta con tutte le sue sagre, con tutti i suoi prodotti, con tutti i gioielli del suo territorio, con tutta la sua Natura. .

LUCIA & SUONI POETICI….

SI CONSIGLIA LA LETTURA DELL’OPERA E L’ASCOLTO CONTEMPORANEO A BASSO VOLUME DELLE MUSICHE SOTTOSTANTI. IL TESTO SCORREVOLE POTRÀ ESSERE FERMATO E/O RIAVVIATO AVVICINANDO/ALLONTANANDO IL MOUSE
**.**


Intimo percorso
Manuppelli Lucia,(autrice).
*
Professoressa di Lettere ,nata a Panni (Fg) il 22 settembre 1942,vive
a Foggia dal 1969.
*
“…Lucia,nelle tue calde,appassionate liriche si coglie la vita, la vita
vera, intessuta di attese, trepidazioni, dolori, speranze, nostalgie. I
tuoi sogni di ieri infranti nella realtà più bruciante ed
imprevedibile si sono ricomposti alla luce della Fede…”
Prof.ssa Pia Colabella
*
Copertina:“Ricordi, rimpianto, preghiera.”
-Sanguigna- dell’artista
Imperia Pontone.
**.**

A mio figlio Antonio
perché il suo ricordo
duri nel tempo.
*
Mastrangelo Antonio
Studente universitario ,nato a Foggia il 1° marzo 1973 , morto
a Pesaro il 18 luglio 1998
**

PREFAZIONE
Questa raccolta di poesie nasce e si struttura a margine di un
evento non felice della storia esistenziale dell’Autrice, anche
se ha molto poco dell’occasione. Si avverte subito una ben
definita qualità letteraria su un nucleo-contenuto che
esplicita come i sogni che si coltivano si possono realizzare,”
affrontando con dignità e coraggio
la vita, senza farsi tentare da inutili illusioni” : tuttavia,
spesso, non si fanno i conti con il destino, imprevedibile, che
ha falciato un “fiore”, grande sogno della vita, che si
rimpiangerà per sempre. Il volume è, infatti, dedicato
dall’Autrice al figlio Antonio, rapito al mondo nel fiore degli
anni, perché il suo ricordo duri nel tempo nella simbiosi
affettiva madre-figlio. Dolore, solitudine,vissuti, profilati nei
luoghi della memoria, in cui l’amore di madre, immerso nel
dolore della separazione, vuole trovare momenti di
disincanto e di sublimazione nella poesia, la cui musa
(Calliope) è invocata in apertura, perché il proprio “affanno”
almeno si lenisca. Nel volgere lo sguardo verso la valle del
proprio luogo natio e nello individuare il cimitero in essa
collocato, Ella si interroga sul martirio del figlio ed auspica di
poter sciogliere il gelo della morte col pensiero che
l’attraversa:tanta è l’emozione al ricordo della ninna-nanna
con cui, piccolo, lo cullava. In tale stato l’amore materno vive
in una sospensione tra la terra e l’immensità, tra il passato ed
il presente che deve gestire in “out – in ; in-out”, misurando
passi concitati e stanchi nel percorso della vita che continua.
Sullo sfondo, si stagliano i ricordi dell’infanzia e della
giovinezza, suggestioni, emozioni, figure familiari che hanno
determinato l’evoluzione della sua persona. Dal Castello di
Panni, paese natio, simile ad un indice proteso verso il cielo,
all’Alberone, i cui fiori carnosi fungevano da pietanze, nei
piatti di terracotta, per le pupe di pezza confezionate dalla
nonna: tempi della ingenua e gioiosa fanciullezza! In sintesi e
con affetto sono tracciati i profili parentali che hanno inciso
nella sua vita: la mamma dalla fossetta profonda sul mento e
dalla parlata vivace, che le ha insegnato a provare emozioni
per un fiore che sboccia e per la dolcezza di un bimbo che
dorme. Il padre dagli occhi chiari e penetranti l’animo, che
dava consigli con rigore e tenerezza e che negli ultimi tempi,
curvo per gli anni, diventava bello nel momento in cui
invitava la figlia ad appoggiarsi al suo braccio. Altra figura,
nonna Saveria , vivente enciclopedia di saggezza popolare,
che durante il Carnevale raccontava ai nipoti ogni sera una
fiaba stimolandone la fantasia. Anche la maestra Maria è nei
ricordi dell’Autrice: l’ha guidata nei primi passi verso il
mondo della cultura e le ha insegnato i valori importanti
della vita. Nella memoria della spensierata giovinezza la gita
in vespa a Monte Faito si carica di significati forti: il
rimpianto è annullato, mentre il ricordo dell’evento è denso di
emozioni ( l’incanto suggestivo della chiesetta, la decisione di
ivi sposarsi, quasi un segno augurale per il velo da sposa). Il
passato stempera il dolore dell’oggi, ma la paura della
propria fragilità la sollecita all’ invocazione “…Signore, fa’
ch’io non mi perda…”, anche se l’inquietudine permane,
allorché si interroga “…perché non posso vederti, parlarti,
abbracciarti…”, rivolta al figlio, “…vivere perché, per chi?…”.
Oggi la vita è gestita dietro una maschera, un velo di
riservatezza, per non dare i propri sentimenti in pasto agli
altri. Nelle ricorrenze festive il vuoto è avvertito in modo
doloroso: è il vuoto del sogno infranto, che le fa dire a
proposito della vacanza a Capri che il destino travolge e
sconvolge la vita, per cui la visita nell’isola magica in cui le
affettività sentimentali sembrano avere un incanto di lunga
durata,si muta all’indomani in un prezzo troppo alto da
pagare. Ciò che colpisce di questa raccolta è che il vissuto
personale è esternato in modo semplice, immediato, senza
retorica e ridondanze con una visione dell’esistenza colma di
speranza e non di passiva rassegnazione. Il prendere atto di
chi si ama e più non c’è, diventa comunque un progetto di
vita, anche se diverso da quello immaginato e \ o
programmato.
Ogni componimento si carica di intensa concretezza di
sentimenti ed è espresso con il linguaggio dell’animo che
soffre. La speranza di rivedere un giorno il figlio nell’al di là
è il connotato di una persona cui il tragico evento non ha
annullato la Fede.
dott. LUIGI MANCINO
docente universitario
**

Solitudine
*
Quando il cuore si fa colmo
d’affanno che più non tiene,
tu, dolce Calliope, l’aiuti.
Amica in questa solitudine
ricevi le sue confidenze
e stemperi l’ansia che l’assale.
Esternare i propri sentimenti
non sempre conviene:
porta angoscia a chi ami.
Ma tu lo ascolti
ed il suo sfogo permetti
così l’ affanno si addolcisce,
il peso si alleggerisce
e il cuore riprende pian piano
il suo ritmo normale.
**
Desiderio
*
Ampio è l’orizzonte,
mille luci abbagliano
ma i miei occhi vedono
solo, in lontananza,
il profilo dei miei monti;
le luci della passeggiata
sono quasi impercettibili
attutite da quelle vicine;
per me sono le più vivide,
perché le più desiderate.
Velocemente lo sguardo
scivola verso la valle,
oltrepassa il cubo freddo
e moderno del municipio,
giunge agli alti cipressi
alla cui ombra tu giaci
e si posa in adorazione.
Il dolore si trasforma
in tacita solenne preghiera
umida di pianto.
“Perché, Signore, perché lui
giovane, sano, bello;
perché tanto martirio?”
La mente, l’anima mia,
tutto di me vibra,
vola a te col desiderio,
la certezza di sciogliere
il gelo della morte
con la ninna-nanna
con cui ti cullavo piccino.
**
Ninna-nanna
*
Gli angeli dal ciel verranno
ti porteranno le stelline d’oro:
su quella scia ti addormenterai.
Dormi amore
dormi, dormi tesor.
Nel regno della dolce melodia
tu troverai gli arcangeli beati
che canteran per te le dolci ninne.
Dormi amore,
dormi, dormi tesor.
Tu dormirai sui petali dei fiori
e, quando il sonno gli occhi lascerà,
ritroverai il sorriso della mamma.
Dormi amore,
dormi, dormi tesor.
***

Borderline
*
La mia lucida pazzia
credere mi fa
che il desiderio di te
diventi realtà.
Vivo così sospesa
tra terra e immensità.
Out-in ; in-out;
Out-in ; in-out?
Vado alla ricerca
di un atto liberatorio
da una carcassa inutile
che ormai non amo più.
Ma il mio viaggio
ancor non è segnato
e, come animale recluso,
misuro a passi
concitati o stanchi
la mia infinita borderline.
L’anima si disperde
in pensieri di vita e morte,
di precarietà ed eternità.
In questo fluttuare
m’appago
e mi avvicino a te.
**
Ricerca
*
Nel dolore l’anima si tende,
diventa più vigile, più attenta
e bisognosa di veri sentimenti.
Ti guardi intorno e …
non trovi quasi mai corrispondenza.
Spontanea sorge una preghiera:
“Signore fa’ch’io non mi perda!”
“Conforto alla tua fragilità
in te soltanto cerca!”.
L’anima allora s’acquieta,
si piega su sé stessa e pensa.
Penso al mio paese natio,
alla semplicità dei tempi andati,
a nonna Saveria, dignitosa, regale;
alle mille favole che raccontava
nel dolce tepore del focolare.
Il dolore si stempera,
dolcemente s’attenua… .
Inusitata ricchezza del cuore,
insostituibile risorsa umana,
negletta forse, ma ben conservata,
nello scrigno della memoria!.
**
Paese natio
*
Panni, il tuo Castello
-indice proteso verso l’alto-
eleva i pensieri umani,
additando il tuo cielo
che, eterno abile pittore,
regala splendidi tramonti
e nelle notti primaverili
si fa coltre stellata,
che avvolge tutto il creato.
E’ facile, inevitabile,
sentirsi più vicini a Dio,
più spiritualmente vividi
alla ricerca dell’Eterno:
la riposante bellezza
della valle circostante
ne è naturale risposta.
In essa, l’anima inquieta
trova ristoro al suo dolore
e certezza di futura pace …
**

Scazzematjédde
*
Piccolo gnomo
dal lungo cappello sonante,
quante volte ti ho sognato
un po’ timorosa, un po’ divertita:
tutti i miei sogni
si sarebbero realizzati
se solo avessi scosso
il tuo argenteo sonaglio.
Tu, profano,
frutto di ataviche credenze
ti sei, nell’immaginario locale,
col sacro innocentemente sposato
diventando spirito amico
che anima e vivifica
la rocca antica.
Confidente sei
di chi schiacciato si sente
da mille dilemmi,
maestro bonario e sorridente
allevi l’aspro cammino della vita.
**
Alberone
*
Ti guardo dalla finestra:
la tua verde chioma
è ancora imponente,
ma il tronco manifesta
l’ingiuria del tempo.
Anche tu, ahimè, segui
la sorte dell’umana gente!?
Com’eri bello e possente
quando io, bambina,
raccoglievo ai tuoi piedi
i dolci fiori carnosi
che diventavano pietanze
nei piatti di terracotta,
per le pupe di pezza
che la nonna confezionava.
Tempi belli, trascorsi
con dolce ingenuità
e gioiosa semplicità!
L’ombra tua ampia
nelle calde giornate estive,
era punto d’incontro
per noi fanciulle prima
dell’escursione sulle Murge…
ove assaporavamo il gusto
del proibito, della Libertà.
**
Pensieri
*
Oggi mi sono persa …
mi sono persa nei miei pensieri.
Vecchi ricordi e nuove sensazioni,
luoghi noti ma anche sconosciuti
mi hanno avvolta e allontanata
dal mio consueto andare .
Volti amati e bramati,
bramati almeno in sogno ,
mi hanno fatto compagnia oggi.
Sentimenti di gioia profonda,
d’amore e d’angoscia intensa:
dolce ombra d’un ciliegio in fiore,
testimone discreto della certezza
del mio amore fanciullo;
candore di un abito da sposa ,
gioia intensa della maternità
e la ricerca …
la ricerca del figlio mio perduto.
Ti cercavo, senza trovarti,
sulla riva del mare
rivivendo l’ansia di quando
ti smarristi bambino;
e sul greto d’un fiume sconosciuto.
Arduo era l’andare
e mi guidava il fischio
di un treno lontano
che impauriva il cuore.
Andavo, andavo
con ansia sempre crescente
e speranza quasi vana…
ma il cuor sobbalza ;
eccoti alfine, eccoti
sull’altra sponda del fiume.
Mi salutavi felice:
avevi in mano il fiore
che deposi nella tua bara.
**

Mamma
*
La tua fossetta profonda
nel mento rotondo,
il naso piccolo a patata,
la tua parlantina vivace
ed il sorriso schietto
destavano simpatia
e davano la misura
del tuo gran cuore .
Sembravi fragile ma…
se qualcosa non andava,
se qualcuno faceva il furbo,
i tuoi modi diventavano bruschi,
non usavi diplomazia :
ti facevi rispettare !
Mi hai lasciato in eredità
il pollice verde e
la capacità d’emozionarmi
di fronte allo sbocciare di un fiore,
alla bellezza d’un cielo stellato,
alla dolcezza d’un bimbo addormentato!
Con determinatezza eri moderna ,
sempre al passo coi tempi ;
non temevi la mischia,
accettavi distacchi e cambiamenti
se portavano a miglioramenti .
Eri sempre leale,
a te devo sia la mia laurea
che la mia vita attuale .
**
Mio padre
*
Lineamenti delicati ma volitivi,
occhi chiari, piccoli,
ma penetranti e sinceri;
mio padre era una miniera
di valori umani.
Discreto e rispettoso
era per me porto sicuro :
mi leggeva nel cuore.
Ascoltava senza giudicare
e, quando dava consigli
mescolava rigore a tenerezza
per non creare disagi.
Era facile, costruttivo
confrontarsi con lui .
A volte, negl’ultimi tempi,
curvava un po’ la schiena
ed io, sorridendo, gli dicevo:
“Papà, guarda il cielo!”
Egli, drizzandosi altero,
ammiccava divertito
porgendomi il braccio,
perch’io m’appoggiassi a lui.
Era bello, troppo bello
averlo accanto!.
**
Nonna Saveria
*
La tua gonna ampia e lunga,
col corpetto stretto da mille ganci,
i tuoi capelli grigi e folti
pettinati in lunghe trecce
raccolte sulla nuca
con grosse forcine d’osso
erano uso di moda antica.
Tu, che riuscivi a malapena
a scrivere il tuo nome
più a memoria che per cultura
eri, per noi nipoti, sapiente,
un’enciclopedia vivente!
Amavamo il carnevale
perché tu sapevi, ogni sera,
raccontarci una nuova fiaba.
Qual era la fonte orale
della tua sorprendente memoria?
Mi chiamavi “ Reginella vezzosa”
ed io reagivo rabbiosa;
ritenevo offensivo quell’aggettivo
e tu ne sorridevi divertita.
Troppo tardi conobbi
il suo vero significato.
Ero in seconda media,
leggevamo una fiaba in classe,
quando quel termine nitido
e familiare mi colpì…;
balzai letteralmente in piedi
chiedendone con foga il significato.
L’insegnante mi accontentò,
ma mi punì per l’irruenza.
Piansi a lungo…;
tutti credettero per la nota:
non potevano cogliere
come fosse diversa
l’apparenza dalla realtà.
Io capivo finalmente,
rivivevo in una nuova luce
la mia passata esperienza.
Apprezzavo per la prima volta
la dolcezza di quel nomignolo;
avrei voluto abbracciare la nonna,
ringraziarla per il suo affetto
ma lei non c’era più…!
Quante volte ti ho rimpianto
Nonna dolcissima, capace
di stimolare la mia fantasia,
di rispondere ai miei perché
in modo esauriente, sicuro.
La tua saggezza popolare
valeva molto più
di cento titoli nobiliari!
**

La mia maestra
*
Un giorno, giunta inattesa
a salutarti, signorina Maria,
ti trovai china su un pacco
di missive, unico ricordo
del tuo amore caduto in guerra.
Piangevi…
ed io, senza saper perché,
muta, piansi insieme a te.
Si creò tra noi un’intesa,
un profondo legame affettivo.
Tu, che hai insegnato
alla mia mano a muoversi
sul foglio bianco,
che hai guidato
con dolce fermezza
i miei primi passi
nel mondo della cultura,
che hai rafforzato e reso
sempre più consapevoli
i valori importanti della vita,
sei stata sempre un punto
di riferimento nel mio cammino.
Ancor oggi, ti sono grata
per la sicurezza e la forza
che hai, con semplicità, inculcato
nel mio carattere.
**
Inquietudine
*
Notti insonni
a pensare, a ricordare te;
giorni inquieti
ad immaginare la mia vita
ancora accanto a te.
La tua voce sempre mi suona
allegra nelle orecchie
com’è possibile che non ci sei?
Se nel mio cuore è vivo,
paradossalmente più forte,
l’amore per te
perché non posso vederti,
parlarti, abbracciarti ancora
figlio amato e perduto?
Cos’è questa vita
e la morte cos’è?
Vorrei poter vivere a ritroso,
fino ad annullarmi quietamente
nel sicuro grembo materno!
**
Silenzio
*
Freddi sono i colori del silenzio,
taglienti come lame di vento;
come cristalli di sale
ti avvolgono
e delimitano il tuo spazio.
Intorno è silenzio:
muta è questa mia casa,
muto lo stereo ed il piano
a cui tu solo davi voce.
Fuori il mondo è pieno
di suoni, di sole, di vita:
in quest’inverno ancora mite
l’erba è nuovamente verde,
i passeri gioiosi beccano
sul terrazzo cercando cibo.
Tutto, però, mi è indifferente,
estraneo, quasi nemico…
ed ancor più m’avviluppo
in questo mio mondo silente
chiedendomi il perché
dell’umana esistenza.
**

Vivere

*


Vivere perché, per chi?
Forse solo per quest’amore
che sento in me.
Nacque come un fiore precoce
sbocciato ai primi zefiri
quasi inconsapevolmente,
cullato dalle note dell’”Edera”
malvisto, oltraggiato, tradito.
Arditamente ha affrontato
le tempeste della vita ;
ha cercato in sé la forza
per esistere, crescere, imporsi.
Imporsi a che, a chi?
Forse solo a me stessa.
Ora è la mia spinta vitale,
l’unica luce in tanto buio.
“Signore, Tu che l’hai santificato,
proteggi questo mio sentimento,
conservami l’emozione,
la sicurezza della sua forza.
Fa’ che il profumo del fiore precoce
rimanga sempre intenso, forte,
capace di farmi ancora volare
in cieli limpidi, gioiosi!”
**
Emozione
*
Ventenni eravamo, monte Faito,
con la vespa giungemmo
e in cima alla tua vetta
trovammo, semplice
come il disegno di un bimbo,
una chiesetta;
unico ornamento la croce
che si stagliava nitida
nel grande cielo limpido.
Entrammo, pregammo:
eravamo contenti, appagati.
Fuori la nostra gioia
diventò incantesimo,
la sacra soglia non c’era più,
il mondo era sparito:
un manto soffice di nubi
avvolgeva la tua montagna.
Eravamo unici abitatori
di un mondo irreale.
Rapiti, emozionati
tra le candide nubi
rimanemmo abbracciati,
stupefatti da quell’esperienza
unica, inusitata .
Dov’era il mondo
e noi cos’eravamo?
Come una grande ala angelica,
una brezza leggera
scoprì il mare all’orizzonte ,
poi, lentamente ,
la splendida costa ridente
ed infine, il verde prepotente
delle tue falde profumate.
Decidemmo allora che,
in quel Paradiso
ci saremmo sposati :
il velo da sposa diventava
lieve, dolce propaggine
del segno augurale
che Dio ci donava.
**
L’oasi
*
Galoppi, povero cuore mio,
galoppi come un cavallo impaurito,
in una landa sperduta.
Dove tende il tuo andare?
Cosa vorresti trovare?
Non il leopardiano baratro
che tutto inghiotte e annulla;
in questo deserto tu cerchi un’oasi,
un’oasi dove sostare ,
ove dissetarti ad acqua di sorgente.
Galoppa, allora, ancora più forte,
sii più agile, più veloce
-alla fine di ogni corsa
c’è sempre un premio-
e se l’affanno ti opprime
scaccialo,
se il dolore è grande
stringi i denti e vola,
diventa Pegaso!
Lascia la povertà,
la meschinità di questa terra
e cerca oltre le nubi,
negli spazi infiniti,
la tua spiritualità ,
la tua oasi di fede,
l’acqua fresca e pura
che annulli l’arsura
e acquieti l’anima.
**

Sogno?
*
E’ Morfeo che porta il sonno
ma i sogni chi ce li dona?;
forse solo il bisogno
di appagare i nostri desideri.
Tu eri là,
avvolta solo di rete dorata,
salivi una scala danzando;
ti libravi in una rarefatta,
infinita spirale di luce
e volavi felice…
Tutto era purezza
anche la nostra nudità.
Volavi
con movenze aggraziate,
in una danza inebriante
seguendo il ritmo
dolce ed avvolgente
di una musica celestiale
che tutto sublimava,
anche la nostra sensualità.
E’ sogno o forse bisogno
di profonda spiritualità
che esalta l’amore
in un anelito d’ascesa?
**
Celeste visione
*
Tu dormi e i pugnetti stretti
t’incorniciano il volto.
Nata bruna, ora sei bionda
e gli occhi neri mandano
bagliori d’erba novella.
Giulia, nipotina mia ,
come sei bella!
Tu dormi e la boccuccia schiusa
in lieve, soave sorriso
rimanda a vision di Paradiso.
Vorrei stringerti al petto ma…
non oso sciupar questa magia.
Possa, nel tuo cammino, la vita
esserti sempre amica!
**
Teoria
*
“Come state signora?
Sono contenta,
vi trovo in forma splendida!”
“Grazie fanciulla superficiale,
– spero solo per età –
mi hai dato la riprova
che la mia teoria funziona.
Celarsi conviene dietro una maschera
per non dare in pasto
il proprio sentire ad altri.
Gli occhi miei, però, non hai guardato;
con loro non c’è maschera
non c’è maschera che tenga :
ad ogni sguardo il mio dolor traspare”.
**

Rimpianto
*
Mi manchi tanto sai…
Il Natale è qui,
c’è festa intorno a me
ma nel mio cuore c’è
un vuoto troppo grande.
Ti cerco in ogni cosa,
ti sento in ogni voce,
perché non sei con me?
Le allegre ciaramelle
intonano per me funereo canto,
solo mi è compagno,
irrefrenabile, il pianto…
Dolce sogno mio infranto
mi manchi, mi manchi tanto.
**
Nostalgia
*
La nostalgia ha il tuo nome
da quando non ci sei,
da quando lasciasti il nido
splendido airone impaurito!
Ho nostalgia di te,
della tua vitalità,
del tuo sorriso aperto
dolce figlio mio diletto.
La vita è diventata
un continuo rimpianto,
negli occhi non c’è posto
se non per il pianto.
Ho nostalgia di te ,
della tua ilarità,
del tuo gran sognare
con l’intento di realizzare.
Un messaggio m’hai dato:
“Esiste l’aldilà”.
Mi hai dato la speranza
che un giorno ti sarò accanto.
Ho nostalgia di te,
la tua spiritualità
mi sia guida sicura
in questo mondo di falsità.
La nostalgia ha il tuo nome
da quando non ci sei
da quando lasciasti il nido
splendido airone impaurito.
**
Depressione
*
In un pozzo senza fondo
sono attratta
da una mano invisibile
cui resistere non so .
Se mi sforzo
di restare a galla
nella nebbia fastidiosa,
più stretto diventa
il vortice angosciante
che m’inghiotte
in una fitta oscurità .
Lanciami una corda ,
accendimi un lume
che mi dia la forza
per combattere,
che mi indichi la via
per riemergere
da questa nullità.
**

Nevicata
*
Nevica …,
dolce, tranquilla scende la neve
e d’un velo candido da sposa
copre tutto il creato.
Gioisce
il mondo ovattato
ed accoglie questo candore
come un momento di pace;
ogni azione è rallentata
e l’ozio, quasi legge,
nel calore delle coltri.
All’improvviso, però,
una folata di vento gelido
sconquassa il cielo
e le falde vaporose
simili a farfalle impaurite,
si agitano, salgono,
si scontrano, vorticosamente cadono;
come i miei pensieri
si rincorrono in un turbinio
di vita e morte
ed impauriscono il cuore .
Sempre caro è,
nella vita umana, il prezzo
di un attimo di serenità !
**
Capri
*
Capri, isola magica,
profumata di mille essenze,
sfavillante di colori,
verde smeraldo incastonato
nello zaffiro del tuo mare terso,
i Faraglioni ti fanno
da sentinella temendo
che qualcuno possa rapirti.
Nella tua aria fatata
ci siamo ritrovati,
mano nella mano,
giovani, innamorati, felici.
Abbiamo rapito la tua magia
nascondendola nel cuore:
volevamo durasse nel tempo,
per sempre…!
Ma l’imprevedibile, avverso
destino ha travolto
e sconvolto la nostra vita .
Oh dolce Capri,
non t’avessi mai visitata:
troppo alto è stato il prezzo
per la felicità
che ci avevi donato!
**
Piccola casa montana

*
Sulla cima della montagna
piccola casa sfidi i venti:
la Bora, fredda e tagliente
ti sollecita da levante ,
mentre Favonio fa sentire
la sua furiosa voce
alle tue spalle, da ponente .
Ma tu, tranquilla,
quasi sorridi alle loro minacce:
ti senti forte perché, nata
all’ombra dell’antico Castello,
poggi le tua fondamenta
sulla solida roccia,
che egli ti ha gentilmente
allungato quale àncora sicura.
Tanto simile a me sei,
piccola casa montana:
niente mi è stato risparmiato.
Avversioni immotivate,
menzogne inspiegabili,
cattiverie immeritate,
difficoltà, gravi ostacoli
ho sempre affrontato
con fronte altera perché
mi sentivo forte :
avevo fondato la mia vita
su valori sicuri, sperimentati,
su sentimenti sinceri
profondamente accettati .
Ma ora non è bufera
di vento, di pioggia o neve:
un terremoto terribile
si è abbattuto sulla mia vita,
una sciagura immane
che tutto può travolgere .
Tu cosa faresti piccola casa?
Abbracceresti con più forza
la tua roccia sicura ,
non molleresti la tua àncora!?
Anch’io cerco di non mollare,
anch’io cerco di aggrapparmi
con maggior forza alla mia roccia,
al gran sentimento che ha improntato
di sé la mia esistenza.
**

Donna
*
-Donna invisibile
com’è duro il tuo ruolo!,
sempre un passo indietro
per non invadere il campo.
Quante qualità ti si chiedono:
vista acuta, a cui non sfugga
nulla, ma discreta…;
intelligenza intuitiva, vivace
che dia consigli validi ,
poco importa se non apprezzati;
sentimenti profondi
ma mai ostentati
anzi gelosamente custoditi;
colonna portante ma scontata,
quasi dimenticata…!
Ma se quella colonna vacilla,
se quegl’occhi vogliono chiudersi
sopraffatti dall’amarezza della vita,
dalla noncuranza di chi ami,
allora, solo allora ti si vede…
Diventi visibile
perché più non basti.
La perfezione, dolce signora,
è rimanere invisibile
per sostenere chi ti è caro
**
Speranza
*
Faville siamo,
faville sempre inquiete
alla ricerca del grande fuoco
che ci ha generato.
Schegge d’amore
che viviamo in mille
modi diversi, originali.
Siamo madri, figlie,
mogli, donne
che amano, soffrono
e nel dolore crescono
alla ricerca della perfezione
che ci congiungerà
all’Amore infinito
che tutto avvolge,
che tutto vivifica,
in cui ogni favilla
diventa fiamma, fuoco
che splenderà in eterno.
**
Riflessi
*
Lo sguardo verde e pensoso
un gran dolore ha ascoso,
la fronte spaziosa e alta
fra mille idee si esalta.
Le labbra, fatte a cuore,
denotano grande capacità d’amore
e, se si schiudono in un sorriso,
dipingono sul volto il Paradiso.
Sereno, pacato è il suo andare,
tra la gente si confonde:
in vetrina non ama stare.
Affronta la vita con dignità,
esalta il coraggio, esplode
contro l’egoismo e la falsità.
**

Bontà
*
Ognuno interpreta il mondo
e lo misura col suo metro.
Il “buono” cerca e trova
il bene intorno a sé
ed è profondamente ferito
se s’accorge di sbagliare.
Perdona ma,
ma cerca di proteggersi
creandosi un “mondo suo”.
perdona ma,
ma non riesce a dimenticare
le offese immeritate.
Continua a trattare tutti
con garbo e gentilezza:
non rende pan per focaccia,
ma s’immalinconisce
e la vita perde di smalto,
d’attrattiva…
Egli sa d’essere da molti
considerato un po’ “tonto”,
facile da abbindolare,
ma vive in coscienza:
fa del proprio meglio
in ogni circostanza.
Non s’arrende facilmente
e continua a cercare,
a cercare per trovare,
il bene che, egli sa,
vive intorno a sé
in mille forme diverse.
**
Conforto
*
Profonda è la notte
e senza sonno…!
L’ululato struggente
di un cane lontano
fa eco alla mia angoscia.
-Perché piangi animale ferito?
Hai, forse, anche tu perduto
il cucciolo che tanto amavi!
Uguale sentire ci unisce
in questa notte buia
e le note della tua voce
hanno lo stesso ritmo
del mio cuore dolente.
Uguale è, dunque,
il dolore nell’universo,
uguale la sofferenza!
Dove sono i nostri cuccioli,
giocano felici insieme
o piangono come noi?-
All’orizzonte, lievemente,
una timida alba dorata
rischiara la notte…,
forse a confortare il cuore
di due madri affrante.
**
Il Tempo
*
Tu vai
senza voltarti mai.
Con lo stesso metro misuri
ogni vicenda umana:
gioie e dolori,
ire e passioni,
amori e violenze
scandisci con lo stesso ritmo
monotono, sempre uguale.
Di nient’altro ti importa
che del tuo fatale “andare”:
unico tuo dovere.
Fermarsi un attimo,
consolare chi piange,
sorridere con chi ride
non è da te.
Inesorabile vai
senza voltarti mai.
Da te ha origine
l’indifferenza umana:
ognuno va verso il suo scopo
senza vedere altro
che la propria mèta,
il proprio interesse.
Va’, inesorabile Tempo, va’
non voltarti mai…!
Il tuo dovere è che
le lancette del tuo orologio
non si fermino mai
e la carica te la danno
le ansie, le tristezze,
le angosce umane
che ti corrono dietro
senza raggiungerti mai.
**

Modernità
*
Una macchina rumorosa e sola
taglia il bel campo di grano,
di qua la paglia, di là i chicchi lascia;
efficiente e veloce è il lavoro,ma triste.
Dov’è il vociar dei mietitori,
dove l’allegria dei ragazzi
che, sacco in spalla, raccoglievano
le spighe sfuggite alla falce
ed alla mano alacre?
Dov’è la massaia rubiconda
che, al suono della campana,
giungeva maestosa e fiera,
a chiamar, a gran voce, tutti
intorno all’ampio piatto fumante?
Quanti amori sbocciavano
in quelle allegre giornate,
forse anche tradimenti
ma erano pur sempre sentimenti,
manifestazione di calore umano.
All’odierno mietitore non è compagna
l’antica aria festosa nella campagna
ma solo l’ ansia di un altro campo
perché più lauto sia il guadagno.
**
Panni antica
*
Piove e nel ricordo
ritorni canora cascata
che scivolavi rapida
sul corso fatto a scale.
La tua musicalità
diveniva colonna sonora
alla mia giovanile fantasia.
I ciottoli che accarezzavi
nella tua veloce discesa,
davanti ai miei occhi vogliosi,
si animavano
ed il naso sempre più
si schiacciava contro i vetri
per cogliere le liquide storie
che, solo per me, raccontavano.
Come in un film
vedevo Pan con i suoi satiri
chiassosi ed irriverenti,
che nel suo vagabondare
diede nome al piccolo villaggio;
il rustico e forte popolo di pastori
che, seguendo il dio,
scelsero di stabilire qui
la loro primitiva fissa dimora.
I sassi bianchi e levigati
dal tuo scorrere nei secoli
mi presentavano personaggi
di vari popoli antichi
che qui hanno lottato,
vissuto, amato
ed io mi perdevo felice
in quei mondi passati…
Ora, dolce cascata
che mi facevi amare la pioggia,
non hai niente da svegliare
in queste pietre dure e scure
che hanno sostituito i bei ciottoli;
ora è triste il tuo scivolare
perché sei acqua, solo acqua
che scorre su questi sampietrini
che non hanno memoria antica.
**
Mezzana
*
Dolce, verde contrada
ad un passo dal piccolo paese
ove era facile arrivare
all’uscita da scuola,
ove la domenica, dopo messa,
mi piaceva correre
tra gli anemoni selvatici,
mi piaceva respirare
il profumo di mille essenze.
Ora una strada, utile forse,
che io non ho mai percorsa,
ha inghiottito ogni cosa:
l’imponente gelso rosso
dalla chioma tondeggiante
come un ombrellone da spiaggia,
il pero, gli albicocchi, i susini
e i peschi dai frutti vellutati.
Anche tu sei caduto,
sotto la ruspa rumorosa,
antico maestoso castagno
dal grande tronco cavo
in cui, credevo, gli gnomi
nascondessero i loro tesori
ed a cui tacitamente,
in punta di piedi, m’avvicinavo
sempre sperando di vederne
uno intento a lucidarli.
Le tue foglie palmate
avvolgevano a primavera
le umili violette odorose
che mamma ammazzava
ed, in autunno, erano manto
sonante sotto i piedi vivaci.
Neanche tu sei stato risparmiato
generoso ciliegio, sempre carico
di splendidi fiori bianchi
o penduli dolci frutti;
ospitavi un lucido cervo volante
che io, terrorizzata, ammiravo.
Alla tua ombra profumata
di resina ambrata
ho, per la prima volta, ascoltato
parole tenere d’amore.
Era il mio Paradiso
e così voglio ricordarlo
con il suo lillà in fiore,
i suoi celesti settembrini
che rallegravano l’autunno,
le rose e la minuscola casa
col tetto di travi e paglia.
No, non permetterò alla ruspa
di annientare anche i miei ricordi!
**

Precarietà
*
Vite spezzate,
atrocemente spezzate
sul bordo di una strada.
Giovinezze distrutte
tra lamiere contorte
simbolo di progresso
e di precoce morte.
Anime perse
che aleggiano ancora
sull’asfalto cocente
incredule, forse incerte
della via che le aspetta.
Sogni infranti,
infranti ancora in boccio.
Dolore devastante
nasce improvviso nel cuore
di chi le ha amate,
dolore profondo
si rinnova nel cuore
di chi ha già vissuto
lo stesso atroce dramma.
Inutili lacrime amare
versate sull’incertezza
di questa vita umana,
unico possibile sfogo
che impedisca al dolore
di divenire una mina
ingovernabile, distruttiva.
**
Notte
*
Notte buia, profonda
che l’acuto dolore
rende ancora più greve,
nel tuo fitto mistero
brancolo come cieco
cercando chi non troverò.
Tu, come la Morte,
annulli ogni cosa
e ciò che ci è caro
nascondi quasi per celia;
la mia mente si perde
in questo gioco macabro,
in questo rimpiattino
che mai non finirà.
Oh Luna, eterno lume
del viandante smarrito,
accenditi per me,
rischiara questo novilunio,
riportami quel sorriso
che mai più rivedrò.
**
Caparbietà
*
E’ legge umana
cercare di dimenticare
per poter continuare a vivere;
io voglio, invece, ricordare,
anche a costo di sofferenza,
per far continuare a vivere te.
Se sei nei miei pensieri
tu sei in mezzo a noi,
come se fossi ancora
nella stanza accanto.
E’ pazzia, incapacità
di accettare la realtà?
Forse, ma non m’importa.
Tu così sei presente:
vivi nei miei ricordi,
nei miei sospiri,
nel mio dolore.
Finché c’è chi ti pensa
così intensamente,
tu non potrai dirti morto
anche se non ci sei.
E’ caparbietà patologica?
No, è solo amore
l’amore di una mamma
che non può rassegnarsi
alla perdita di un pezzo di sé,
del suo cuore!
**

1° Marzo
*
Coriandoli di neve,
di neve colorata
per la lontana nascita
oggi ci hai donato.
Il tuo sorriso splendido,
come raggio di sole,
giocando con quei fiocchi
ha dato loro colore.
Una forte emozione,
il tuo abbraccio amoroso,
oggi ci ha uniti
nella cappella fiorita.
Coriandoli d’amore,
d’amore inusitato
per la festa lontana
oggi ci hai donato.
**
Marco
*
“Complimenti Costanzo,
ci voleva questo maschietto!”
“Si, Lucia ma non così!”.
Allora ti vidi
e mi tremò il cuore…
Una corsa in ospedale
sperando, sperando di sbagliare
e la conferma: eri down..
Attorno a te ci stringemmo
in cerchio, un cerchio compatto
d’amore,sollecitudini e cure.
Le angosce divennero impegno,
le ansie idee,
per offrirti il meglio.
Fioristi a nuova vita,
crescesti forte e vigoroso
ed, insieme a te, miracolo sociale,
nacque e crebbe l’AS.SO.RI.-
Ogni giorno era un passo avanti,
piccolo forse, ma tale da dare
nuovo vigore all’impegno
e speranza al futuro.
Diventasti “campione” nello sport:
le coppe e le medaglie
erano il tuo e il nostro orgoglio!
Era meraviglioso
vederti felice…
Dentro avevi un universo
tutto da manifestare
e, l’hai tirato fuori:
ci hai svelato il tuo “altrove”
fatto di colori e sensazioni
suscitando emozioni profonde
in chi ti vuole bene.
Grati c’inchiniamo
al cospetto del divino progetto
che con te si va realizzando.
*
“Anton grande” tempera su tela del pittore Marco Mastrangelo
per ricordare il cugino scomparso.
**
Amore
*
Dolce tepore
di un raggio di sole
tra nuvole minacciose,
questo sia l’Amore
per ognuno di noi!
Insperato sorriso
che illumina un viso
gravemente segnato dal dolore,
questo porti l’Amore
ad ognuno di noi!
Luce vivida
che indica la via smarrita
nell’oscurità profonda della notte,
questo doni l’Amore
ad ognuno di noi!
Forza sicura
contro il costante disagio
del nostro umano cammino,
questo rappresenti l’Amore
per ognuno di noi!
**

Passato presente
*
Dove sei dolce fanciulla
dagli occhi di prato?
Il ricordo è vivo,
palpita forte il cuore.
Le gambe snelle e belle,
gambo esile ma sicuro
sotto l’abito vaporoso
con margherite madreperlate,
facevano di te un fiore,
un fiore mobile, seducente.
Ti seguivo con lo sguardo
senza stancarmi mai.
Le movenze aggraziate,
il passo quasi danzante,
la voce allegra, sonante
tutto in te mi attraeva.
Con lo sguardo ti avvolgevo
fino ad accarezzare
il lungo collo nudo,
fino a perdermi
tra i morbidi capelli
raccolti sulla nuca.
Nasceva così in me l’amore,
l’amore che scalda il cuore.
Il suo calore è tuttora
in me vivo, prepotente
e tu sei qui, come sempre,
amabile come allora.
Il verde del tuo sguardo
mi dona la serenità,
la gioiosa tranquillità
di un prato a primavera
e la forza di andare,
di affrontare le prove
che la vita ci ha riservato.
Anche il tuo vestito,
stretto ormai da indossare,
è qui, ben conservato,
puro simbolo sentimentale
di giovinezza lontana,
di sentimento sempre attuale!
**
2 Novembre
*
Fasci di fiori dai vivaci colori
che illuminano anche il dolore,
piante, rossi lumini accesi,
preghiere recitate a fil di voce,
confidenze sommesse a chi non c’è.
Ci sono cari questi nostri morti
ed oggi ancor più lo manifestiamo.
Siamo tutti qui, anche chi vive lontano;
il richiamo è forte e suscita
ricordi, rimpianto e commozione.
C’è un senso palpabile d’angoscia
ma anche d’intima serenità;
cogli il dolore in ogni viso,
respiri la desiata speranza
di futura, eterna pace.
**
Pregare
*
Pregare alla mia età
è come ritornare bambina
quando ti affidavi sicura
alla mano forte di papà,
alla dolcezza del sorriso materno,
alle premure della nonna;
quando anche la vicina di casa
era chiamata “zia”
dal tuo parlare incerto…
Tutto il mondo ti era amico
o almeno tu così lo vedevi.
Ora che tutto ti sembra diverso,
che hai conosciuto il mal di vivere,
ora che senti imperioso il bisogno
di credere e sperare
ti rivolgi all’Assoluto…
A Lui ti affidi
con la stessa fanciullesca certezza
che il Padre non può tradire,
che il tuo chiedere avrà risposta
che il tuo desiderio d’armonia
sarà esaudito…
**

Luce divina
*
Un raggio di sole
colpisce il portafiori di cristallo
e manda sul foglio in cui scrivo,
sprazzi di luce.
Mille tonalità di colori,
un’ iride di magia
trasforma il foglio bianco
in tavolozza variopinta,
viva, palpitante.
Così la Fede colora
il grigiore della vita umana,
accendendo in noi la speranza
di un mondo diverso,
migliore, a cui tendere.
**
Prodigio
*
Un graffio di luna
e qualche flebile lume
nel cielo ormai scuro
sono compagni ai miei pensieri
che spaziano in questa profondità
fingendosi varie realtà
“Cosa c’è al di là
di questa oscurità?
Dove, figlio, sei tu approdato
fuori della nostra realtà?
Nuovi orizzonti hai scoperto
che appagano il tuo”io”
o soffri per la tua vita
così precocemente spenta?
Rispondimi, figlio amato
e perduto, dammi un segno
in questa notte oscura
che grava sul cuore
e non mi lascia dormire.
Dove posso immaginarti
ancora ridente e sognante
il futuro che mai vivrai?
Profonda è la mia ansia,
cocente, struggente il dolore
aiutami a sopportarli…”
Improvvisa, una fulgida stella cadente
disegna un arco di luce
tra cielo e terra!!!
**
Le due parti
*
Avevi ragione tu
dotto professore Florio!
In un compito in classe
avevi diviso la vita
in due distinte parti;
una fatta per sognare
l’altra per rimpiangere
le cose invano sognate.
Io contestai la traccia:
vivevo la mia giovinezza
e volevo affrontare
il futuro con ottimismo,
con gioiosa fiducia
di realizzare i miei sogni.
Temevo un po’ il tuo giudizio
ma tu non solo apprezzasti
il mio lavoro,anzi…
lo commentasti con un sorriso;
tu sempre rigoroso e severo
non ne sprecavi molti,
specie in classe.
Tra trenta elaborati tristi
avevi accolto il mio
con bonarietà paterna:
io ti chiedevo di sorridere
per scrollarmi di dosso
la malinconia della traccia
e tu me lo permettevi…
La vita, eri certo, poi,
avrebbe fatto le tue veci.
I sogni che allora coltivavo
li ho tutti realizzati:
con serena determinatezza
ho scelto la mia strada
senza farmi tentare
da inutili illusioni.
Ho affrontato la vita
con dignità e coraggio
e nelle cupe avversità
ho valorizzato la positiva
faccia della medaglia.
Pensavo di avere la ricetta
per evitare l’arrivo
di quella seconda parte.
Il Fato, però, non si elude;
la Morte che falcia
sia l’erba secca che i fiori,
ha reciso come un fiore,
il sogno mio più grande
che rimpiangerò per sempre!
**

Gabbiano
*
Solo, tutto il giorno
appollaiato sullo scoglio
simile ad un panciuto
gnomo addormentato,
grigio gabbiano triste
cosa c’è?
Le piume un po’ arruffate
l’aria strana, desolata
danno l’idea che a malapena
sei scampato dal rogo
che ieri ha imbrunito
la candida scogliera del Gargano.
Sembri una sentinella
che protegge l’umido sonno
del suo immobile amico
ma egli tacito non ti vede;
non bada certo a te
ma ti ospita sereno.
Tu ami il suo silenzio,
cerchi la solitudine
e sei grato alla tua roccia
per l’asilo discreto
che ti permette indisturbato
di pensare…
**
Penso
*
Vola il pensiero
annullando le distanze,
spazia la mente,
senza ostacoli o divieti
tra passato e presente.
Tutto diventa possibile:
posso abbracciarti piccino,
cullarti, coccolarti,
asciugarti le lacrime del primo distacco,
guidarti con amore,
spianare gli ostacoli
alle tue nuove esperienze.
Sento viva l’ansia per i primi ritardi,
per la lontananza da casa.
Ti ammiro diventare uomo,
lottare per le cose che ami,
tremo per le insofferenze,
le inevitabili incomprensioni.
Un tempo…
sorridevo per i mille sogni
che ogni mattino rinnovavi;
ora dove è finita
la valanga delle tue idee?
Come può una vita
essere e non essere
nel volgere di un attimo,
e che resta di essa?
Su questa terra il ricordo,
solo il ricordo…
Il ricordo che ti porta
ancora in vita,
che non permette al Tempo
di stendere, inesorabile,
la sua patina d’oblio
sulla tua giovinezza!
**
Dolce sensazione
*
Un lieve fruscio
ovattato, soave
sento accanto a me;
sei tu, figlio mio
che, silenzioso, m’aiuti
ad accettare ancora
questa mia vita
troppo triste senza te,
a colmare il gran vuoto
della tua repentina assenza?
Se chiudo gli occhi
rivedo il tuo sorriso,
risento la tua voce,
la tua risata argentina.
Se piango, se piango
perché mi manchi tanto,
diventa più forte il fruscio
ed un soffio gentile sfiora
dolcemente la mia nuca
e lievemente le spalle.
E’ una carezza
che riesce a calmarmi,
la tua carezza
che mi ridona serenità.
Vorrei tanto voltarmi
ma temo di perderti
come Orfeo la sua Euridice;
so che non potrei vederti
e godo della tua carezza
come di un dono divino.
*
Lucia Manuppelli

**.**
Alcune musiche che accompagnano l’opera ” INTIMO PERCORSO ” sono suonate con il Flauto De Pan (Dio Pan)

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