13-Un presepe su misura

Sebbene le mie figlie ed i nipotini mi richiedessero di preparare almeno il presepe per il santo Natale io, dopo la morte di mio figlio Antonio, non trovavo la forza di festeggiarlo neanche con un simbolo religioso.
Dopo quattro anni volevo tentare di accontentare i miei familiari ma non riuscivo a riprendere i bei pupi con cui il mio ragazzo, sin da bambino, si divertiva guidandoli verso il Bambinello: troppo il mio cuore era stretto nel suo dolore.
Mio marito cercava di stimolarmi a riprendere le vecchie abitudini ed arrivammo ad un accordo: avrei rifatto il presepe ma con statuine nuove e metodo diverso.
Mio marito stabilì una cifra da non sforare e ci recammo a Napoli, a San Gregorio Armeno, per cercare una soluzione alla nostra esigenza.
Chiassosa ed affollata ci accolse la strada ricca di bancarelle e negozi tutti dedicati alla festività più sentita dagli italiani.
Era bello aggirarsi tra quella folla festosa ma il mio cuore era inquieto: mi ero fatta convincere a cercare una soluzione ma ero restia, niente mi attraeva e, se vedevo qualcosa che in qualche modo potesse essere interessante il suo prezzo era così alto che mi faceva rinunciare all’acquisto.
Avevamo ormai percorso i tre quarti della tipica strada napoletana quando, sulla soglia di un piccolissimo negozio, una donna minuta, con un volto delicato e dolcissimo mi sorrise invitandomi ad entrare; io risposi al sorriso avvicinandomi e spostando lo sguardo verso la bassa vetrina, una Madonnina dallo stesso volto della negoziante mi sorprese. La Madonnina, vestita di raso dorato e merletti, era l’elemento più
accattivante di quel magnifico gruppo di sei personaggi e mi attrasse tanto che dissi a Pino che, forse,
avevamo trovato ciò che cercavamo. Mio marito prese tempo invitandomi a continuare la nostra ricerca sino
alla fine di quella caratteristica strada, io lo accontentai ma, ormai, non riuscivo a porre attenzione
a niente altro: la mia mente ed il cuore, attratti da qualcosa che non capivo, erano rimasti nel piccolo
locale accanto a quella statuina. Conclusa la nostra passeggiata, mio marito convenne che niente era così
ben fatto e tornammo dalla signora che ci aveva accolto con tanta gentilezza, ella sorrise nel vederci ritornare dicendosi certa che non avremmo potuto trovare niente di simile negli altri negozi perchè quel presepe era unico, l’aveva creato il suo giovane figlio prendendo a modello la sua mamma per scolpire il
volto della Madonna. Ora capivo: avevo percepito l’amore filiale che si sprigionava da quella statuina e ne ero rimasta conquistata. La signora continuava:”Oggi non ho voglia di mercanteggiare, è tardi e sono stanca ; vi farò un prezzo sotto il quale non posso andare. Prendere o lasciare!”. La cifra che seguì fu, con nostra grande sorpresa la stessa che mio marito aveva preventivato e decisamente inferiore al prezzo
di tanti altri presepi meno belli. Un’intensa commozione invase il mio animo: quel presepe era destinato a
noi!
Con entusiasmo ci caricammo degli scatoloni che contenevano il nostro tesoro e ritornammo felici alla nostra macchina.
Ogni anno, quando allestisco il presepe, avverto la presenza di mio figlio Antonio, il suo amore filiale
e nel mio cuore si conferma la convinzione di aver ricevuto un dono: forse una mano superiore aveva voluto
aiutarmi a superare un mio limite, a lenire il mio dolore e ricreare armonia nella mia famiglia.

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