”Quando giù nel Tavoliere tutto arde la calura a Panni, sull’altopiano Pan, si gode la frescura“ *
 Già il titolo ci porta a pensare di un paese dove paesaggio incontaminato e tanta aria salubre si intrecciano fra loro creando un territorio da favola, un mondo affascinante.
A prima vista può sembrare un paese difficile eppure quei luoghi custodiscono autentiche riserve naturalistiche che meritano di essere visitate. Per questo armatevi di macchina fotografica e via, fra colline, boschi, ruscelli che saranno la scenografia del vostro vagabondare e godervi appieno il bel paesino di montagna che si chiama Panni in provincia di Foggia.
Godetevi le stradine del paese, gli uccelli, il verde, l’aria incontaminata a testimonianza di un territorio ancora sano. Alla fine, dopo tanto girovagare per il paese e fra queste bellezze naturali, un pò di relax sicuramente vi farà bene. Non aspettatevi grandi cose, ma parlate con la gente, entrate nei piccoli negozi, sedetevi sulle panchine della passeggiata del Castello, godetevi le prelibatezze della cucina locale. Guardate tutto l’insieme ed avrete in regalo la sensazione di aver scoperto un mondo sconosciuto e da favola riportandovi indietro nel tempo; visitate questa perla del Subappenino.
Una passeggiata nel bosco, in silenzio, riempiendosi i polmoni del profumo della resina dei pini, mentre la luce filtra tra i rami. Un pomeriggio di relax, sdraiate su un morbido tappeto di erba rivolgendo lo sguardo al cielo.
Da quanto tempo non ti concedi una pausa d’immersione nella Natura? Intanto chiudi gli occhi e non sarà difficile materializzare nella tua mente questi possibili scenari.
La sensazione che ne trarrai sarà d’immediato benessere, La Natura fa parte di noi, ma di cui ci siamo dimenticati.
Aristotele scriveva che “il medico cura, la Natura guarisce”
Panni vi aspetta con tutte le sue sagre, con tutti i suoi prodotti, con tutti i gioielli del suo territorio, con tutta la sua Natura. .

12-L’idea fissa

“Io cercavo di costruire la felicità che credevo fosse anche la tua, mentre tu mi tradivi con tutte le puttane che incontravi!”.
“Smettila, tu sei stata più puttana delle altre!” le aveva gridato il marito con disprezzo.
Lidia era rimasta attonita, sbalordita: non si era mai sentita una puttana nel donargli il suo amore, forse perchè nel suo animo sentiva che non sarebbe mai stata di nessun altro uomo e, romantica sognatrice, reputava il suo dono frutto di un amore puro e pulito.
Incredibilmente sorpresa e profondamente ferita, era rimasta senza parole, incapace di credere che l’uomo
a cui aveva donato la sua vita, ogni suo pensiero, tutte le sue premure, avesse di lei un concetto così
basso.
Egli aveva sempre vissuto secondo la filosofia dell’-ogni lasciata è perduta- ma con lei aveva vestito
i panni dell’innamorato perfetto, a cui rivolgersi con estrema fiducia ed in lei l’amore era cresciuto
e si era sviluppato come l’unico supporto della sua vita.
Dopo dieci anni di matrimonio, in cui aveva reputato suo marito l’uomo migliore del mondo e si era sentita
felice ed appagata, mai avrebbe pensato di essere così mal considerata e, forse, anche le altre erano state
solo vittime delle sue ben studiate lusinghe.
Il negativo giudizio era diventato la sua idea fissa e Lidia, anche a distanza di mesi, sentiva le sillabe,
le lettere di quelle terribili parole ancora nel suo cuore come spine roventi, dolorose, inaccettabili e le avvertiva nel suo cervello come scariche elettriche che la facevano sobbalzare anche nel sonno.
Il disprezzo sputatele in faccia con tanta veemenza le aveva spento il positivo entusiasmo con cui Lidia
aveva sempre affrontato la vita supportata dalla sicurezza del suo amore.
Ora, consapevole della falsità della sua convinzione, non riusciva ad accettare questa nuova realtà nè a
spegnere il sentimento che la legava a lui.
“Come è possibile- si chiedeva- continuare ad amare chi ti disprezza, chi ti offende?” ma, tanto più
sentiva forte, prepotente il suo sentimento, tanto più il dolore le diventava insopportabile e cadeva
in uno stato di depressione profonda, letale…

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