”Quando giù nel Tavoliere tutto arde la calura a Panni, sull’altopiano Pan, si gode la frescura“ *
 Già il titolo ci porta a pensare di un paese dove paesaggio incontaminato e tanta aria salubre si intrecciano fra loro creando un territorio da favola, un mondo affascinante.
A prima vista può sembrare un paese difficile eppure quei luoghi custodiscono autentiche riserve naturalistiche che meritano di essere visitate. Per questo armatevi di macchina fotografica e via, fra colline, boschi, ruscelli che saranno la scenografia del vostro vagabondare e godervi appieno il bel paesino di montagna che si chiama Panni in provincia di Foggia.
Godetevi le stradine del paese, gli uccelli, il verde, l’aria incontaminata a testimonianza di un territorio ancora sano. Alla fine, dopo tanto girovagare per il paese e fra queste bellezze naturali, un pò di relax sicuramente vi farà bene. Non aspettatevi grandi cose, ma parlate con la gente, entrate nei piccoli negozi, sedetevi sulle panchine della passeggiata del Castello, godetevi le prelibatezze della cucina locale. Guardate tutto l’insieme ed avrete in regalo la sensazione di aver scoperto un mondo sconosciuto e da favola riportandovi indietro nel tempo; visitate questa perla del Subappenino.
Una passeggiata nel bosco, in silenzio, riempiendosi i polmoni del profumo della resina dei pini, mentre la luce filtra tra i rami. Un pomeriggio di relax, sdraiate su un morbido tappeto di erba rivolgendo lo sguardo al cielo.
Da quanto tempo non ti concedi una pausa d’immersione nella Natura? Intanto chiudi gli occhi e non sarà difficile materializzare nella tua mente questi possibili scenari.
La sensazione che ne trarrai sarà d’immediato benessere, La Natura fa parte di noi, ma di cui ci siamo dimenticati.
Aristotele scriveva che “il medico cura, la Natura guarisce”
Panni vi aspetta con tutte le sue sagre, con tutti i suoi prodotti, con tutti i gioielli del suo territorio, con tutta la sua Natura. .

05-Tragedia sfiorata

Tragedia sfiorata
Luisa era andata con la mamma a trovare la nonna che da una decina di giorni non
stava molto
bene. Oggi, finalmente, la febbre era scomparsa e la nonna si era alzata per un’oretta
ed aveva
anche mangiato con un certo appetito.
La bambina era contenta perché, certamente, fra qualche giorno avrebbe ripreso le
sue belle
passeggiate con la nonna che la ricopriva di attenzioni e coccole.
Anche la mamma era più serena: non riusciva ad accettare che la sua anziana madre
fosse malata,
lei che, sempre attiva, aveva lavorato più di un uomo quando il marito, per assicurare
alla giovane
famiglia un futuro economicamente migliore, era emigrato in America lasciandola, per
vari anni, sola
con cinque figli in tenera età. Ora gli acciacchi c’erano ma la figlia avrebbe voluto
vedere la sua mamma
brillante come l’aveva sempre vista ed ammirata ed era veramente contenta che
avesse superato quella
fastidiosa bronchite che l’aveva a lungo debilitata.
Ritornando a casa, in piazza, Luisa adocchiò, nella vetrina del negozio meglio fornito
del paese, un bel
giocattolo e chiese alla mamma di comprarglielo ma ella le rispose che le era
impossibile perché era
uscita senza borsellino.
Sia la mamma che Luisa sapevano bene che il negoziante avrebbe loro venduto il
giocattolo con l’impegno
di pagarlo in un secondo momento ( in paese si conoscevano tutti); la mamma voleva
cercare di dare delle
regole alla sua bambina che, per indole,sembrava autoritaria e disinibita ed aveva
mostrato fermezza di
fronte all’insistenza della figlia che, tra le lacrime aveva concluso la discussione con un
sentito:”Sei brutta e
cattiva.” Erano arrivate a casa l’una tenendo il broncio all’altra e la mamma si fermò
a salutare le sue
vicine che, sedute al sole, ricamavano o cucivano.
Luisa si era appartata pensando al bel giocattolo che non avrebbe mai avuto, il suo
sguardo vagava
distrattamente intorno quando all’improvviso tirò la gonna della mamma additando il
balcone della sarta.
La mamma seguì lo sguardo allarmato di Luisa e vide Anna, la figlia della dirimpettaia,
una bimbetta di
neanche tre anni d’età sul balcone della sarta, con la testina tra le bacchette della
ringhiera proprio dove
ne mancava una caduta da qualche giorno per la ruggine: era in pericolo!
Avvertì tutte di non gridare perché la bambina poteva spaventarsi e precipitare
mentre si sfilava le scarpe e
correva verso la scalinata che portava al primo piano: “ E’ già un miracolo che non
sia caduta salendo
questa scalinata ripida e stretta”, si disse mentre, agile e silenziosa come un gatto,
giunse alle spalle della
piccola e l’abbracciò cadendo in ginocchio e ringraziando Dio. Anna intanto,beata
incoscienza, sorrideva
fiera della sua impresa e si stringeva tranquilla al collo della donna che, per l’intensa
emozione non riusciva
a trattenere le lacrime che copiose le rigavano il volto.
Con la bimba in braccio scese la lunga scalinata e la porse alla mamma che,
tremante, la strinse al petto ed
a stento le disse: “ Grazie Maria, senza di te…” “Non ringraziare me, è stata Luisa a
vederla!”
Luisa guardava la sua mamma e l’ammirava; le appariva come le eroine di cui, a volte,
leggeva sui libri di
scuola, le corse incontro : “ Sei la mamma più bella e buona del mondo, scusami per
prima!” esclamò con
due meravigliosi lucciconi agli occhi.
Era il riconoscimento più grande che potesse mai desiderare: “Vieni – disse
accarezzando i morbidi capelli
di sua figlia- andiamo a comprare quel bel giocattolo che ti piaceva tanto.”
La sua bambina se lo meritava, aveva dimostrato una maturità che andava ben oltre i
suoi otto anni di età
E sarebbe servito anche a lei per scrollarsi dal cuore e dalla mente quel senso di
precarietà della vita umana
Che l’aveva assalita e le procurava un’angoscia insopportabile.

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